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Molly's Game

16/02/2018 12:00

Alfredo De Vincenzo

Recensione Film,

Molly's Game

Da Aaron Sorkin l’ennesimo capolavoro di sceneggiatura

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La storia di Molly Bloom, ex sciatrice poi diventata organizzatrice di tornei di poker tra star di Hollywood e milionari, raccontata attraverso il suo romanzo autobiografico, riadattato e diretto da Aaron Sorkin, uno degli sceneggiatori più importanti degli ultimi anni per la prima volta nei panni di regista per il grande schermo. Molly's Game è l’incredibile storia di una donna che crea un impero dal nulla, ai limiti della morale e della legalità; la sua vicenda viene raccontata con tutte le sfumature del caso, in una minuziosa ricerca svolta sulla psiche di questa giovane donna self-made.


Aaron Sorkin, come per Steve Jobs e The social network, analizza ancora una volta il lato oscuro di una personalità di successo, mostrandone le incertezze ma anche il coraggio, le psicosi ma anche la perseveranza davanti a ogni fallimento. Ma soprattutto ne mostra la solitudine. Il destino di queste figure sembra spesso condannarli a rimanere soli; a volte per paura di distogliere l’attenzione dai propri obiettivi, altre volte a causa di una personalità troppo forte per poter accogliere qualsiasi intromissione. E non fa eccezione la Molly Bloom interpretata da Jessica Chastain, cresciuta da un padre severo (Kevin Costner) e più incline ai successi dei figli maschi. Nel corso della sua vita ha spesso incontrato uomini che si sentivano onnipotenti: dal suo primo capo (Jeremy Strong), all’attore di Hollywood chiamato Player X (Michael Cera) fino all’avvocato (Idris Elba). E nonostante le violenze psicologiche e fisiche subite, nonostante i diversi fallimenti, Molly è riuscita senza l’aiuto di nessuno a diventare regina indiscussa dell’impero creato.


«La tua tossicodipendenza era esercitare potere sui potenti» le dice il padre tra le ultime battute riassuntive del film: ed effettivamente è questa forse la risposta a tutto il film. Una donna che per anni ha subito il potere (il padre, il capo, Player X) assume a un certo punto il controllo della propria vita. Molly Bloom nella realtà ha gestito questi tornei a cui parteciparono attori - Tobey Maguire (stando alla biografia, in cui viene definito “un serial killer” bravo al gioco ma incapace di gestire la sconfitta, sarebbe lui il Player X), Leonardo diCaprio, Ben Affleck - e tantissimi uomini d’affari importanti; ma Aaron Sorkin preferisce censurare i loro nomi affidandosi alla fantasia. Così come Molly Bloom non svelerà mai le identità dei partecipanti, limitandosi a confermare solo coloro i quali sono stati accusati da altri, Sorkin sceglie di non farlo per evitare che il film diventi una sorta di gossip movie che distolga l’attenzione sul vero obiettivo del film, ossia l’incredibile vita di Molly Bloom. Aaron Sorkin è abilissimo nel realizzare un biopic anomalo puntando su dialoghi pungenti e su una voce fuori campo, più che sull’azione. Quasi tutto il film è girato in ambienti chiusi (casa, sala da poker, albergo, ufficio dell’avvocato, tribunale) per concentrare l’attenzione sui personaggi e sulle loro relazioni/reazioni. Non è un film sul poker, nonostante venga spesso spiegato allo spettatore allo stesso modo in cui Molly Bloom lo ha imparato, ma è una storia di scontri-incontri.


Ma se la sceneggiatura è ineccepibile, come era lecito attendersi visto il livello dell'autore, la regia non è sempre esente da pecche. Jessica Chastain è l’ideale Molly Bloom: ne incarna a pieno il carisma ed il fascino, e la sua performance cresce di pari passo con l’evoluzione del personaggio. Aaron Sorkin realizza l’ennesimo capolavoro di sceneggiatura, ancora una volta con un personaggio di successo, distante da Mark Zukerberg, da Steve Jobs e da Billy Beane ma con cui condivide una visione del mondo diversa dai comuni mortali.



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