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L'isola dei cani

26/02/2018 12:00

Riccardo Tanco

Recensione Film,

L'isola dei cani

Il nuovo film d'animazione di Wes Anderson, Miglior Regia a Berlino

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Giappone, 2037. A seguito di un potente virus trasmesso dai cani, che potrebbe mettere in pericolo vite umane, una città decide di trasferire tutti gli animali infetti all'interno di un'immensa isola di rifiuti situata all'estremità della città. Quando però il giovane Atari Kobayashi, nipote del sindaco della città, ha un incidente che lo fa atterrare nell'isola, i cani Chief (Bryan Cranston), Rex (Edward Norton), Boss (Bill Murray), Duke (Jeff Goldblum) e King (Bob Balaban) lo aiuteranno a ritrovare Spots, il suo animale, trasferito nell'isola mesi prima. Con l'andare avanti dell'avventura, Atari e i cani scopriranno verità scomode sull'origine del virus e sulle intenzioni del sindaco della città.


Presentato come film d'apertura alla 68° edizione del Festival di Berlino, dove si è aggiudicato l'Orso d'argento per la Miglior Regia, L'isola dei cani è il nuovo film scritto e diretto da Wes Anderson, che torna dietro la macchina da presa 4 anni dopo Grand Budapest Hotel. Per il decimo film in carriera, Wes Anderson sceglie di tornare all'animazione, realizzata grazie alla tecnica della stop-motion, esperimento già provato nel 2009 con Fantastic Mr.Fox. Il vocale del film comprende, tra gli altri, attori come Bryan Cranston, Edward Norton, Greta Gerwig, Frances McDormand, Scarlett Johansson e Tilda Swinton.


Con L'isola dei cani Wes Anderson riconferma il proprio stile, un marchio di fabbrica ormai riconosciutissimo: una costruzione visiva elaborata e complessa, in piena linea con la filmografia del regista americano, riesce a rendere una singola immagine piena di elementi e dettagli. Wes Anderson conferma il gusto per l'inquadratura centrale, simmetrica, geometrica; lo stile visivo si rifà a certe influenze e costruzioni pittoriche. Forse il film più pregno e complesso visivamente e stilisticamente di Wes Anderson, L'isola dei cani presenta anche le tipiche tonalità pastello e l'estetica cartonata; l'immaginario coloratissimo sfrutta la particolare tecnica della stop-motion per animare gli animali antropomorfi del film.


Se L'isola dei cani conferma il talento visivo di Wes Anderson, nonostante l'evoluzione stilistica possa dirsi bloccata e si possa in qualche caso parlare di ripetizione e auto-citazione. La sceneggiatura di questa commedia d'animazione finisce un po' per deludere - una scontata amicizia tra cani e umani, un racconto di tolleranza, un messaggio politico dove degli emarginati e reietti in un'isola/prigione possono avere il riscatto degli ultimi - e si rifà davvero troppo per ironia e umorismo a Fantastic Mr.Fox. Insomma, L'isola dei cani pare dare il meglio di sé nell'enorme lavoro realizzativo che lo sostiene, pur risultando una sorta di copia aggiornata e imbellita di opere precedenti del regista.


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