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Fino all'Inferno

23/07/2018 10:00

Emanuela Di Matteo

Recensione Film,

Fino all'Inferno

Altamente consigliato a chi cerca divertimento puro e libero, indipendente

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Un campo lungo ci mostra un camper fermo in un paesaggio desolato e deserto, nel totale silenzio: il pensiero va a Le Colline Hanno gli Occhi di Wes Craven e il respiro rimane sospeso, in attesa. Roberto D’Antona, regista di Fino all’Inferno conosce l’arte di calamitare l’attenzione e al contempo sa come sorprendere e confondere lo spettatore, giocando con generi ed emozioni. Pochi istanti dopo, infatti, tutto cambia e un trio di voci maschili sovrapposte inizia a litigare e discutere su come disfarsi di un cadavere, in un delirio crescente di personaggi, eventi e colpi di scena. Due malviventi, Anthony (Francesco Emulo) e Dario (Alessandro Carnevale Pellino), capitanati dall’irascibile – ma dal buon cuore – Rusty (Roberto D’Antona) sono reduci da una disastrosa rapina. Diretti dal boss malavitoso Vincent Costello (Massimo Cominato), a cui devono pagare un debito per potersene finalmente liberare, incontreranno sulla strada nemici, ostacoli e nuovi compagni di viaggio che finiranno con il cambiare la loro meta. I proprietari del camper, una donna, l’apparentemente algida Julia (Annamaria lo Russo) e suo figlio, nascondono un tremendo segreto, e tutto si complicherà con l'arrivo di una fidanzata gelosa (Kavita Albizzati) e dell’ex poliziotto Christian (Mirko D’Antona). L'ex poliziotto prepensionato e indisciplinato è un immancabile classico degli action movie anni '80. Saranno braccati da un'organizzazione segreta il cui capo è Edoardo Di Caprio (Mirko Giacchetti) che si circonda di man in black identificati solo da un numero, rigorosamente spietati e gravemente psicopatici.


Roberto D’Antona è un attore scisso, anche a partire dal look, tra l'uomo della porta accanto, rassicurante e simpatico, e il pazzo criminale. Ma è capace di essere entrambe le cose nello stesso momento e ama circondarsi di un cast di fiducia già collaudato, a partire dal versatile Francesco Emulo (The Wicked Gift). D'Antona non rinnega neppure stavolta l’amore per le atmosfere squisitamente anni '80, citando John Carpenter e Sam Raimi, maestri nel mescolare generi diversi, nel fondere insieme paura e divertimento, ironia e azione. Fino all’Inferno non si fa mancare nulla, persino una buona dose di erotismo, e trascina lo spettatore in un autentico viaggio, un tunnel del terrore indietro nel tempo, durante il quale forse non tutto filerà liscio ma emozione e divertimento saranno una certezza. Gli ingranaggi si muovono su una sceneggiatura folle, tra originale e citazione. Forse manca un filo d’olio in più per rendere i movimenti più fluidi, ma la grande macchina di Fino all’Inferno trasuda amore per il cinema e porta con sé una valanga di entusiasmo, energia e divertimento. Altamente consigliato ai masticatori seriali di film americani, a chi cerca divertimento puro e libero - nonché indipendente - insieme ad avventura e intrattenimento. A chi ha il cuore di un ragazzo – capace di affrontare ogni ostacolo (compresi demoni, mostri, criminali...), convinto anche che finirà bene - e a chi lo ha avuto e non lo ha dimenticato.


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