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Fixeur

13/03/2018 12:00

Emanuela Di Matteo

Recensione Film,

Fixeur

Un film narrativamente impeccabile, che sa toccare le corde più profonde della coscienza di ognuno

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Radu (Tudor Aaron Istodor) è un giovane aspirante reporter che non si arrende mai. Ambizioso e perfezionista nel lavoro e in famiglia, tormenta durante le gare di nuoto il figlio della sua compagna affinchè sia il migliore e lo spinge a primeggiare, a discapito della serenità del bambino. Quando gli capita a tiro il caso di due prostitute minorenni rumene, farà letteralmente l'impossibile per intervistare una di loro. Senza fermarsi di fronte a nulla, per raggiungere il suo obiettivo. Ma...a quale costo? Questo è l'interrogativo che ci pone il regista Adrian Sitaru. Poco dopo Illegittimo, film del 2016 nel quale si rifletteva sulla relatività delle proprie convinzioni morali, indagando tabù come l'incesto e il doloroso tema dell'aborto (più precisamente il diritto di decidere del corpo e del destino proprio e altrui), Fixeur indaga l'abuso e la violenza, anche inconsapevole, perfino in buona fede, sui bambini. Infatti la “prostituta” Anca è in realtà una quattordicenne rapita da un boss della malavita locale, costretta a vendersi, sotto minaccia di morte. La madre, nel frattempo, impegnata tra altri figli e nipoti, non la cerca neppure. Ma se per i criminali e anche per i clienti, Anca non è una bambina e neppure una persona, ma un oggetto da consumare e utilizzare a proprio piacimento, la stessa regola vale anche per i giornalisti che vorrebbero intervistarla.


Gli abusi perpetrati su di lei dai criminali risulteranno molto simili, persino nella modalità di coercizione, a quelli delle persone che vogliono da lei informazioni, dimostrando così in modo esemplare che quando si ha a che fare con qualcuno che per età o stato risulta vulnerabile e indifeso, bisognerebbe porre un limite rispettoso alle aspettative e alle richieste. Persino quando si tratta dei propri figli. Adrian Sitaru sceglie di utilizzare toni freddi per raccontare una storia infinitamente triste, dalla quale prende le distanze, per farne cronaca e mostrarci i fatti per quello che sono. Adrian Sitaru si conferma uno dei più coraggiosi e sensibili registi del nostro tempo. Il risultato è un film narrativamente impeccabile, che sa toccare le corde più profonde della coscienza di ognuno. Così come hanno fatto i capolavori del neorealismo italiano e - forse ancor di più - le "commedie" negli anni Sessanta, Fixeur è un gioiello incastonato nella tiara dei film che hanno il coraggio di raccontare con la semplicità di una cronaca le contraddizioni e i dilemmi morali del genere umano. Presentato nella sezione Festa Mobile della 34esima edizione del Torino Film Festival, è il secondo film alla kermesse torinese per il regista rumeno, già presente nella sezione con Illegittimo.


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