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Cézanne - Ritratti di una vita

03/05/2018 11:00

Andrea Desideri

Recensione Film,

Cézanne - Ritratti di una vita

Un viaggio nelle arterie filosofiche di un'icona artistica

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Restituire le peculiarità artistiche di un’opera pittorica, attraverso l’estro di un’arte differente dalla pittura – quella cinematografica – è il proposito che Nexo Digital porta avanti caparbiamente riproponendo biografie di grandi artisti. A dare il senso filmico ai tumulti di un pittore non è soltanto la forza preponderante delle immagini, per cui un appassionato e non solo vive, ma è in particolar modo l’intreccio narrativo che si coglie fra le insenature di una vita spesa per il sublime: quel piacere – puramente estetico che diventa etico col tempo – capace di farti arrivare dove non sembrava possibile. Così potrebbe sintetizzarsi l’avventura biografica e artistica di Cèzanne, che Phil Grabsky riporta in sala.


Al pari di un fedele tessitore, Phil Grabsky rimette insieme i pezzi di una vita piena e variegata che ha portato Paul a essere un riferimento per gli artisti del futuro. Lo confermano le testimonianze di colleghi illustri come Picasso e Matisse, che lo considerano «Il padre di tutti noi» e quel ‘noi’ non fa altro che porre l’accento sul senso di appartenenza e comunità che Cezanne era in grado di trasferire con le sue opere: più di 200 conservate gelosamente, in giro per i paesi dove l’artista ha fatto scalo. Da Londra a Parigi, passando per Washington D.C, fino ad arrivare in Provenza. Una caratterizzazione peculiare dei luoghi presente anche in questo omaggio cinematografico, che pone l’accento sulla vena ritrattistica del Cèzanne, il quale – oltre a restituire sensazioni ed emozioni di ogni luogo dove faceva tappa – nei suoi quadri metteva sempre qualcuno di famiglia. Come se i suoi affetti più cari fossero muse ispiratrici perenni.


Voci di esperti e familiari – come il pronipote Philippe Cèzanne – danno lustro e credibilità al progetto che procede a piccoli passi nell’intimità di un uomo che amava persino ritrarsi (30 gli autoritratti rinvenuti, un numero impressionante nella storia dell’arte), rivedendosi Cèzanne non coltivava l’edonismo, bensì ricercava una costante critica costruttiva alla sua personalità in continuo mutamento. Quest’eterno divenire viene restituito come un valore aggiunto, che è possibile cogliere soltanto al termine dei 90 minuti di girato. Un viaggio nelle arterie artistiche e filosofiche di un’icona del tempo, che ha ritrovato la sua dimensione sapendo guardarsi dentro con l’aiuto di una tela. Una specie di training autogeno per coscienze raffinate, che culmina al cinema con l’intento di divenire la finestra sul mondo pittorico.



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