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Troppa grazia

16/11/2018 12:00

Monica De Simone

Recensione Film,

Troppa grazia

Coraggio e ironia nel film di Gianni Zanasi

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Lucia, geometra specializzata in rilevamenti catastali, vive con la figlia adolescente, frutto di una fugace relazione che risale a quando aveva 18 anni. Quando le viene proposto dal sindaco del paese di effettuare un controllo su un terreno destinato alla costruzione di un centro commerciale, Lucia, in serie ristrettezze economiche, mette da parte i suoi solidi principi e decide di chiudere un occhio su alcune irregolarità riscontrate sulle mappe del comune, visibilmente manipolate per coprire probabili rischi geologici. Durante un sopralluogo Lucia incontra una donna che le rivela di essere la madre di Dio e le chiede di bloccare i lavori relativi al centro commerciale poiché sul luogo scelto per la sua realizzazione dovrà essere edificata una chiesa. Da quel momento in poi Lucia verrà perseguitata dalla Madonna, che esigerà che vengano esaudite le sue richieste.


Troppa grazia, diretto da Gianni Zanasi, racconta con coraggio e ironia una storia inedita nel panorama cinematografico italiano. La narrazione alterna momenti di puro divertimento, che nascono soprattutto dal rapporto conflittuale tra Maria e Lucia, a sequenze in cui è centrale l’aspetto introspettivo dei protagonisti. Lucia è un personaggio ricco di sfumature, mai scontato. Portavoce di un disagio generazionale legato alla difficile ricerca di un’identità professionale, ma è soprattutto è una donna che ha smesso di credere in se stessa e nel proprio potenziale. La Madonna di Zanasi non ha nulla di religioso o spirituale. Rappresenta la parte più nascosta di Lucia, quella ormai sepolta da una montagna di delusioni e frustrazioni, quel luogo in cui ritrovare quei sentimenti di fiducia e speranza tipici dell’infanzia.


Alba Rohrwacher riesce magistralmente a conferire spontaneità e ironia a un personaggio ricco di luci e ombre, e si trova a suo agio nei panni di una donna che ha smarrito la strada per la propria realizzazione. Anche il ritratto di Maria è molto a fuoco grazie a un accurato lavoro di scrittura e all’energica interpretazione di Hadas Yaron, che ben incarna l’alter ego risoluto e tenace di Lucia. Lo stesso, purtroppo, non si può dire degli altri protagonisti del film che non trovano sempre il giusto sviluppo nell’economia del racconto. Come nel caso di Arturo, interpretato da un misurato Elio Germano: le sue azioni, spesso, non sono motivate. Anche Paolo e Claudia, interpretati con convinzione da Giuseppe Battiston e Carlotta Natoli, avrebbero necessitato di più spazio. Molteplici, poi, le linee narrative legate al personaggio di Rosa, non tutte portate a compimento (come il rapporto instaurato con un compagno di scherma). Troppa grazia si ritaglia, comunque, un posto speciale nel panorama della commedia italiana degli ultimi anni, in quanto tenta l’ardua impresa, in gran parte riuscita, di rinnovare un genere che rischia ormai di ripetere instancabilmente se stesso.


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