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12 Soldiers

19/07/2018 11:00

Marco Filipazzi

Recensione Film,

12 Soldiers

Un film asciuttissimo, privo di fronzoli e con un paio di personaggi davvero memorabili

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L’11 settembre è ancora una ferita aperta nel cuore degli Stati Uniti e il solo modo che hanno gli americani di curarla è esorcizzare la propria paura (per non dire fobia) del terrorismo. Così, oltre a controlli estenuanti nei loro aeroporti, luoghi turistici ed eventi di grande portata, periodicamente arriva sullo schermo qualche pellicola che ci ricorda che loro sono i buoni; stoici paladini del bene mondiale. 12 Soldiers si apre proprio con le immagini che ormai conosciamo sin troppo bene: quei due aerei di linea che si schiantano contro le Torri Gemelle in una mattinata come tante altre, mentre la gente sta andando al lavoro e l’allora presidente Bush è intento a leggere storie a una classe elementare di Sarasota, Florida. L’attenzione del film, però, si focalizza sin da subito sul Capitano Mitch Nelson – un Chris Hamsworth impegnatissimo a scrollarsi di dosso l’aurea di Dio del Tuono – bramoso di partire per l’Afghanistan e vendicare il proprio paese. 12 Soldiers (che sembra un titolo originale ma in realtà è l’adattamento “italiano” del ben più incisivo 12 Strong) è un film asciuttissimo, privo di fronzoli e con un paio di personaggi davvero memorabili. Lascia con un solo rammarico post-visione: se fosse stato diretto da un regista più esperto sarebbe stato davvero un filmone!


Dopo l’attacco alle Torri Gemelle, un'unità composta da 12 soldati viene mandata con urgenza in Afghanistan a combattere i talebani e Al Qaeda prima che prendano il controllo del paese. Si tratta della prima missione inviata in quel territorio sconosciuto, perciò i soldati dovranno muoversi alla cieca, avendo come guida solo un signore della guerra - il generale Dostum, dal carattere tutt’altro che accomodante - che odia i talebani forse ancor di più degli americani.


Tratto dal romanzo Horse Soldiers di Doug Stanton, a sua volta basato su una storia vera, il film è stato adattato per il grande schermo da Ted Tally e Peter Craig (ai quali va rispettivamente il merito di aver sceneggiato Il Silenzio degli Innocenti e The Town). I due autori scrivono una storia pregna di coraggio ed eroismo; un racconto a tratti epico, che parla di uomini che si spingono al limite, di amicizia e fratellanza (sia tra le persone che tra i popoli) ma anche di ideali. Ci sono dialoghi bellissimi e potenti, che servono a costruire il rapporto tra Nelson e Dostum: due uomini diversissimi che si ritrovano a combattere la stessa guerra e che per guadagnarsi la fiducia reciproca parlano di coraggio, di umanità e della differenza che c’è tra un gerriero e un soldato.


L’unica pecca è la regia dell’esordiente danese Nicolai Fuglsig che, sotto la guida del veterano Jerry Bruckheimer, porta a casa un lavoro pulito, senza nessuno scivolone ma senza nemmeno riuscire a donare la giusta epicità alle immagini che scorrono sullo schermo. Impossibile non provare una certa nota di rammarco quando si pensa a come sarebbe potuto essere 12 Soldiers se alla regia ci fosse stato uno come John Milius, che di questo cinema e di questo tipo di storie ha fatto la propria bandiera.



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