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Quasi Nemici - L'importante è avere ragione

05/10/2018 11:00

Andrea Desideri

Recensione Film,

Quasi Nemici - L'importante è avere ragione

Un concentrato di provocazioni e sentimenti, servito con la giusta dose di galanteria

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Neila Salah, studentessa di origine araba, cresciuta nei sobborghi parigini, coltiva l’ambizione di diventare avvocato. Una volta iscritta alla prestigiosa università di Panthèon-Assas, fa la conoscenza di Pierre Mazard: il professore non gode di ottima fama, specialmente per i suoi modi bruschi, uno spiccato cinismo e una scarsa tolleranza verso le minoranze etniche. Il sodalizio fra i due appare forzato: a lei serve una mano per preparare il concorso di eloquenza, a lui occorre salvare la faccia dopo esser incappato in uno scandalo legato ai suoi comportamenti poco ortodossi che potrebbe costargli il licenziamento. Ognuno può essere utile all’altro, ma affinché questa collaborazione cominci, bisogna fare un passo importante: mettere da parte pregiudizi e luoghi comuni.


Il cinema francese, nel recente passato, ha dimostrato di saper raccontare le barriere socio-culturali: inizialmente, con Quasi amici, ha portato la disabilità sul grande schermo annientandone i tabù e le reticenze; qualche anno più tardi, sulla stessa linea, ha snocciolato i dogmi del radicalismo islamico con Due sotto il burqua; adesso Quasi Nemici - L'importante è avere ragione pone l’accento sulle minoranze etniche. Il film affronta il tema degli studenti nati da famiglie straniere con naturalezza e circonda l’universo delle seconde generazioni con semplicità e ironia. Un'opera leggera, che pure mantiene una ragguardevole profondità.


La tecnica narrativa è consolidata: due opposti che finiscono con l’attrarsi. Così un professore burbero, arrivato al limite della decenza, finisce per ritrovare se stesso e quel barlume di dignità smarrita grazie all’applicazione – oltre al buon senso – di una ragazza senza pretese mossa da una smisurata determinazione.


Quasi Nemici - L'importante è avere ragione non è l’esaltazione della retorica, bensì un’analisi profonda degli scontri generazionali che avvengono fra mondi lontani che finiscono per sfiorarsi. Quest’opera racconta la diffidenza, specie quando si tratta di incamerare cambiamenti e novità; il confronto con la diversità, che spaventa poiché vuol dire mettersi ripetutamente in gioco. La famosa ragione del titolo italiano, finiremo per scoprirlo, sta nel mezzo: ci sono molte sfumature che si fanno apprezzare.


Parole scomode e dialoghi al vetriolo: Quasi Nemici - L'importante è avere ragione non vuole scomporsi troppo, ma nemmeno restare col freno a mano tirato. Quindi si affida al talento di Daniel Auteuil e all’empatia di Camèlia Jordana – vincitrice del premio Cèsar come miglior promessa del cinema francese – in grado di coinvolgere pubblico e critica con la sua risata contagiosa e una mimica trascinante. Più il tema scotta, più servono delle garanzie: un’attrice del genere consente anche di poter scivolare nel politicamente scorretto, in particolar modo verso la cultura araba, senza risultare offensivi o fuori luogo. Quasi Nemici - L'importante è avere ragione è un concentrato di provocazioni e sentimenti, servito con la giusta dose di galanteria.



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