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Sei ancora qui - I Still See You

05/10/2018 10:00

Andrea Desideri

Recensione Film,

Sei ancora qui - I Still See You

Scott Speer si diverte a giocare con l’asse spazio-temporale

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Uno scenario post-apocalittico pervade Chicago e l’intera costa orientale degli Stati Uniti: un’esplosione decima inesorabilmente la popolazione e le conseguenze del disastro sono molteplici, compresa la rottura della barriera con l’aldilà. Il mondo dei morti e il mondo dei vivi si incontrano, le anime cominciano a materializzarsi sulla Terra, potendo ripetere infinite volte soltanto l’azione che stavano compiendo prima di morire. Col passare del tempo, uomini e Redivivi – così vengono definite le anime in pena – imparano a condurre una vita tranquilla. L’esistenza sconvolta sarà quella di Veronica Carter che, nove anni dopo l’apocalisse, dovrà fare i conti con le apparizioni di un redivivo dall’oscuro passato con cui sembra avere dei trascorsi.


Ispirato al romanzo di Daniel Waters, Sei ancora qui - I Still See You riporta al cinema i fantasmi con quel pizzico di mistero che li ha sempre contraddistinti. Scott Speer si diverte a giocare con l’asse spazio-temporale capovolgendo il mondo delle cose e il mondo delle idee. I morti scendono sulla Terra dall’Aldilà, in seguito a un disastro capace di annientare ogni barriera, e minano la tranquillità di Chicago. Questa convivenza tra umani e redivivi comincia a prender forma, dimostrando che ogni trapasso – in qualsiasi dimensione avvenga – porta a un riassestamento. Tutto bene sino a quando, nove anni più tardi, l’adolescente Ronnie si ritrova a dover fronteggiare le apparizioni di un redivivo sconosciuto. In preda ai sospetti, comincia a indagare con l’aiuto del suo insegnante e un compagno di classe, Kirk.


Quello che si presenta come un thriller, assume le tinte di un giallo intrigante - ricco di flashback - che strizza l’occhio all’horror. Scott Speer si dimostra capace di creare suspense, con una regia cupa quanto basta, per alimentare mistero e aspettative, una fotografia impeccabile e un’appropriata selezione musicale. Al netto degli effetti speciali, l’opera è carente dal punto di vista della sceneggiatura: la storia d’amore tra i protagonisti appare forzata e scontata, inoltre il rapporto fra Ronnie e la madre non viene sufficientemente approfondito. Tali mancanze vengono supplite, parzialmente, dall’interpretazione dei singoli. Per Bella Thorne è un ritorno sulle scene con Scott Speer: i due avevano già lavorato insieme nel teen movie di successo Il sole a mezzanotte. La complicità e unità di intenti, dentro e fuori dal set, pare non essersi smarrita. Anzi, la giovane in questo film mostra notevoli margini di miglioramento. Convincente anche Dermot Mulroney nei panni del professor Bittner.


Venendo dai video musicali, Speer mette in ogni genere cinematografico le giuste note: lo avevamo notato con l’esordio con Step Up Revolution e ritroviamo in questo contesto la medesima cura. Cambiano i generi con cui si confronta, ma resta la voglia di stupire. Ecco perché, forse, nella sua breve carriera cinematografica, questo è il film con maggior consistenza. Al netto di qualche sbavatura.



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