photo
ascolta il podcast le parti noiose tagliate

facebook
twitter
linkedin
youtube
pinterest
instagram
pngwing.com(17)

REDAZIONE
Via Carlo Boncompagni 30
20139 Milano (MI)
+39 340 5337404
ufficiostampa@silenzioinsala.com

 

REDAZIONE
Via Carlo Boncompagni 30
20139 Milano (MI)
+39 340 5337404
ufficiostampa@silenzioinsala.com

 

sisbianco
sisbianco
sisnero

un progetto di Piano9 Produzioni

CONTENUTI IN EVIDENZA

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Non è vero ma ci credo

23/10/2018 11:00

Emanuela Di Matteo

Recensione Film,

Non è vero ma ci credo

Una commedia degli equivoci, non troppo originale

50781-.jpeg

Stefano Anselmi è alla sua prima regia per il cinema dopo una nutrita esperienza soprattutto nelle serie TV. I protagonisti di Non è vero ma ci credo, Nunzio e Paolo (rispettivamente Nunzio Fabrizio Rotondo e Paolo Vita) sono una coppia artistica rodata, hanno spesso lavorato insieme anche in passato, in ambito televisivo. In Non è vero ma ci credo interpretano due amici per la pelle, perdigiorno e sognatori fin dai tempi di scuola, che hanno inspiegabilmente sposato Cristina e Maria Chiara, le intelligenti e capaci compagne di classe. Entrambi i matrimoni vacillano a causa della loro nullafacenza e dei business fallimentari che gli amici intraprendono, sempre con i soldi delle loro mogli, donne in carriera e di successo. Nunzio e Paolo sono vegetariani: spinti dall'ingannevole esempio del signor Armando, interpretato dall’attore Maurizio Mattioli, che ha aperto un locale di successo - che si rivelerà decisamente poco legale - decidono di aprire un ristorante vegetariano, per riscattarsi agli occhi delle mogli-arpie. Mettono insieme un improbabile e scalcinato staff, del quale fanno parte la cameriera spogliarellista e l'aiuto cuoco ladro. Ma quando le circostanze, nella persona del temibile critico culinario Michel De Best (Maurizio Lombardi) - preso in prestito nei connotati dal cartone Ratatouille, opera di spessore ben diverso - li spingono a trasformare il locale da vegetariano a carnivoro, i nostri eroi si inventeranno uno stratagemma, per ingannare critico e clienti e salvaguardare la vita dei teneri ed indifesi animaletti.


Basandosi sull'antichissima formula della commedia degli equivoci, variazione sullo schema consueto delle commedie latine, il regista, stereotipa al massimo i personaggi, ridotti, dal primo all'ultimo, a macchiette bidimensionali. Queste figurine di cartone, sfruttate e prevedibili, si muovono in uno scenario non meno asfittico, punteggiato da sketch musicali, siparietti e varie gag, più o meno riuscite. Nell'intenzione trattasi di commedia per famigliole, e infatti la voce narrante nel film è quella di un bambino. Ciò non impedisce che vengano messe in scena le performance di spogliarelliste seminude e che esplodano sonore parolacce, di vanziniana memoria. Tutto in Non è vero ma ci credo riporta a un lavoro televisivo. I tempi, la sommarietà, il linguaggio che mescola infanzia, scatologia, religione, sesso. Proprio come una zuppa, data col mestolone agli spettatori.



facebook
twitter
linkedin
youtube
pinterest
instagram

facebook
twitter
linkedin
youtube
pinterest
instagram

Silenzioinsala.com © | All Right Reserved 2021 | Powered by Flazio Experience e Vito Sugameli

Silenzioinsala.com © | All Right Reserved 2021 | Powered by Flazio Experience e Vito Sugameli

ULTIMI ARTICOLI

I PIÙ LETTI

pngwing.com11
Come creare un sito web con Flazio