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Millennium - Quello che non uccide

25/10/2018 11:00

Andrea Desideri

Recensione Film,

Millennium - Quello che non uccide

Claire Foy veste i panni di Lisbeth Salander sotto la supervisione di Fede Alvarez

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Lisbeth Salander, personaggio principale dell’acclamata serie di libri Millenium, ideata da Stieg Larsson, torna sul grande schermo con il primo adattamento cinematografico del recente bestseller scritto da David Lagercrantz. Claire Foy, vincitrice del Golden Globe e protagonista della serie The Crown, veste i panni dell’iconica hacker sotto la supervisione di Fede Alvarez. La versione cinematografica di questo progetto editoriale, che in passato con i capitoli precedenti ha riscosso grande successo, assume tinte forti. Horror, quasi spatter. Merito di Alvarez che porta in quest’opera la sua formazione. Millennium - Quello che non uccide trova ulteriori spunti alle già appetibili vicende di Lisa Salander e del giornalista Mikael Blomkvist. L’intenzione è quella di mantenere le caratteristiche che hanno fatto la fortuna della saga, aggiungendo un ulteriore tassello: i risvolti psicologici. Si pone infatti qui una maggior attenzione alle componenti emotive dei protagonisti.


Millennium - Quello che non uccide, quindi, si presenta come un reboot: non uno spin off, né un sequel. Proprio perché nessuno se l’è sentita di voler fare accostamenti troppo evidenti con il passato. Un restyling che può incontrare il favore del pubblico: il girato è ricco di azione, al limite del consentito, e permette di mantenere sempre alta l’adrenalina. Fede Alvarez, nel corso della presentazione dell’opera, ci ha tenuto a sottolineare quanto la sua fosse «una voglia, quasi un’esigenza, di rendere credibile ogni aspetto. Nell’horror, così come nell’action, per fare breccia bisogna mostrare la verità. Basta con questi personaggi eccessivamente montati, che non riescono a far immedesimare nessuno».


Dunque, siamo dinnanzi a un nuovo corso: per il cast non è stato facile raccogliere un’eredità così pesante, ma Claire Foy e Sverrir Gudnason – il Björn Borg di Borg McEnroe – non se la sono cavata male. Anzi. La Foy ha ammesso quanto lavoro sia stato fatto attorno al suo ruolo e non solo: «Mi piace ragionare sui personaggi, costruirli con un immaginario tutto mio, staccandomi completamente dalle versioni precedenti».


Tangibile in Millennium - Quello che non uccide la volontà di dare eterna linfa a una saga che tanto ha dimostrato nel tempo. Questo progetto si presenta come un banco di prova anche per l’approccio più dinamico che propone rispetto alla categoria e al genere entro cui è inserito, come ha puntualizzato Gudnason in conferenza stampa: «Impossibile fare qualcosa che somigliasse anche solo lontanamente ai lavori precedenti: abbiamo deciso di osare qualcosa di totalmente nuovo, un film con la stessa atmosfera e mood della saga Millennium, capace tuttavia di distanziarsene tanto da poter sorprendere il pubblico».



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