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Mia e il leone bianco

29/12/2018 11:00

Andrea Desideri

Recensione Film,

Mia e il leone bianco

Mia e la sua amicizia con Charlie, un leoncino bianco

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La piccola Mia stringe un forte legame d’amicizia ed empatia con Charlie, un leoncino bianco nato nell’allevamento di felini dei genitori in Sudafrica: stagioni passate a crescere insieme, condividendo ogni cosa. All’età di 14 anni, Mia scopre che la sua amicizia con Charlie potrebbe finire da un momento all’altro; il leone ormai è divenuto un esemplare adulto prossimo alla dipartita. Il regista Gilles De Maistre, con Mia e il leone bianco, porta sugli schermi non un semplice documentario, ma un’opera girata in divenire – nell’arco di tre anni – che coglie i momenti di interazione (attimo dopo attimo) fra animale ed essere umano. Il progetto prende vita nel 2012, quando il regista incontra Kevin Richardson, zoologo ed esperto di leoni: come De Maistre racconta, i due decidono di sviluppare una storia di fantasia, ma anche un dramma familiare.


Effettivamente, la forza di quest’opera risiede proprio nella capacità di catturare lo spettatore su più livelli: quello divulgativo e quello emozionale, creando una commistione fra didattica e sentimento che può rivelarsi vincente soprattutto per gli appassionati di natura e animali. Mia e il leone bianco ci descrive l’idea di adattamento che coinvolge i più giovani sia dal punto di vista umano che animale. I leoni, che riportano alla mente caposaldi dell’animazione Disney, sono maestri di vita per chi sa comprenderli. Questo riesce meglio ai più piccoli, perché godono ancora di quella sensibilità particolare per cui ogni gesto può essere assorbito con facilità e spontaneità. Ecco perché Maistre avrebbe voluto scegliere suo figlio come protagonista della vicenda, ma era troppo giovane. Ancora acerbo per determinati meccanismi e suggestioni.


Anni di lavoro, con varie sessioni full-immersion in mezzo a flora e fauna, hanno fatto sì che la potenza delle immagini e la scelta delle inquadrature determinasse il tocco in più di questo progetto che rapisce lo spettatore anche grazie a degli affreschi naturali, enfatizzati con il mezzo cinematografico. Ottima e precisa anche la gestione di animali selvatici sul set: niente caos, tutto è gestito nei minimi dettagli in fatto di sicurezza e igiene. Particolare non da poco, vista la difficoltà di conciliare ogni esigenza: «L’obiettivo era impedire che si verificasse qualsiasi tipo di incidente, assicurandomi che le persone fossero completamente consapevoli di non dover mai abbassare la guardia. Non bisogna considerare i leoni al pari dei cani, che sono animali da compagnia. La natura selvaggia dev’essere rispettata in quanto tale» ha concluso Richardson.


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