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Diario di Tonnara

07/11/2018 11:00

Andrea Desideri

Recensione Film,

Diario di Tonnara

Storie di mare e di vita vissuta a fatica

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Storie di mare e di vita vissuta a fatica, con la stanchezza negli occhi e la certezza di dare un contributo portando avanti una tradizione millenaria. La voce narrante di Ninni Ravazza, sub e giornalista, che ha scritto il libro da cui la vicenda è tratta, ci conduce in Sicilia alla scoperta dei pescatori di tonno: fra tonnaroti e capi, tante immagini di repertorio che sanno di resistenza, altruismo e disponibilità. Tutte qualità che possiede chi pesca tonni, siamo al cospetto di un rito che viene tramandato nel tempo.


Diario di Tonnara, diretto da Giovanni Zoppeddu, è liberamente ispirato all’omonimo libro scritto da Ninni Ravazza. Siamo in Sicilia, nelle zone di Sant’Agata a Catania, dove le tradizioni assumono un valore particolare che aggiunge suggestione e trasporto a delle attività che altrimenti risulterebbero cicliche. Proprio quest’esigenza di ritualità porta l’attività dei pescatori di tonno ad essere unica e particolare: al limite della sacralità. Uomini che da anni ripetono gli stessi gesti, con la medesima cura, con lo sguardo ricolmo di sudore e fatica. Una vera e propria epopea quella raccontata da Ravazza prima e da Zoppeddu poi, che si tinge di vari colori partendo dal bianco e nero: l’intensità del mare contrapposta alla caducità di esseri umani che vivono i loro giorni pescando.


Valori antichi che tornano alla mente, leggende che si tramandano, rapporti che si fortificano: l’universo di chi vive in mare è fatto di consuetudini e piccole ricchezze, che compongono giornate apparentemente uguali.


«Ho corso il mio rischio. Ho cercato di raccontare tutti i riti del mare che ruotano intorno alla vita dei proprietari di tonnara, dei rais e anche dell'ultimo dei tonnaroti, cercando di dipingerli come quello che sono: personaggi mitologici in grado di mettere la propria vita e le proprie risorse a disposizione di una comunità», ha sottolineato il regista in conferenza stampa. Con la sua opera ha rivalutato il mare, al centro del recente dibattito per altri motivi, riportando in primo piano l’umanità dei singoli che devono guardarsi anche da qualche insidia.


Stando in Sicilia, si percepisce come il pesce assuma nell'economia e nella vita culturale un’importanza vitale, quasi rappresentativa: Diario di Tonnara non cavalca i luoghi comuni, anzi li spazza via, come farebbe un’onda col mare mosso. Ponendo l’accento sul sudore di chi si accontenta di seguire la propria vocazione che, col tempo, è diventata un dovere. Quest’opera fa tornare alla mente tempi che non esistono più, in cui la calma e la pazienza prendeva il sopravvento sulla frenesia e la smania realizzativa.


Ciò che conta è portare a casa il pesce, al pari di un tesoro da difendere ad ogni costo: «Solo per fare un esempio, quando i vecchi marinai sentivano che si avvicinava una tempesta dicevano: 'sta arrivando una boria', vale a dire quella stessa 'borea' di cui parla Omero». Realtà e mitologia si intrecciano in un lavoro dai mille risvolti, che pone sullo stesso piano uomo e natura in un eterno duello senza vincitori né vinti. Il mare prende tutto con la sua immensità e solo chi saprà rispettare questo assunto sarà ricompensato degnamente.



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