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Conta su di me

19/11/2018 12:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Conta su di me

Lenny (Elyas M'Barek) è un ricco figlio di papà, che passa le sue giornate guidando auto sportive, uscendo con le ragazze, bevendo alcol e sniffando cocaina in

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Lenny (Elyas M'Barek) è un ricco figlio di papà, che passa le sue giornate guidando auto sportive, uscendo con le ragazze, bevendo alcol e sniffando cocaina in discoteca con gli amici. Dopo l’ennesima bravata, suo padre - stimato chirurgo - decide di tagliargli i fondi. Lenny potrà riavere carta di credito, auto e alloggio solo se passerà del tempo con David (Philip Noah Schwarz), ombroso adolescente affetto da una grave malattia congenita.


Visto dall’Italia, Conta su di me, film tedesco presentato alla 48esima edizione del Giffoni Festival, rimette in pace con il cinema di casa nostra. Rimette in pace perché, se non altro, ci convince definitivamente che non siamo gli unici a sfornare commedie sentimentali scritte male e recitate peggio. La vaga somiglianza della trama con il cult francese Quasi Amici non deve ingannare: anche se Conta su di me è tratto da una storia vera (i reali protagonisti della vicenda appaiono immancabilmente sui titoli di coda), le analogie con il graffiante umorismo del film di Olivier Nakache e Éric Toledano terminano qui.


Conta su di me ricorda, più che un film per il grande schermo, una soap opera della domenica sera: assenza di profondità, messa in scena grezza, caratteri tagliati con l’accetta. Il racconto della malattia, che al cinema ha generato capolavori assoluti, è qui poco più di un espediente per narrare la crescita e la maturazione emotiva del protagonista Lenny, un insopportabile belloccio che - dal nulla - si improvvisa infermiere nonché fratello maggiore dello sfortunato David. Non c’è davvero la volontà di raccontare il tema psicologico legato alle famiglie che combattono con malattie incurabili o terminali: vediamo i sintomi fisici di David, cogliamo la complessità caratteriale di questo adolescente interrotto ma tutte le sue compulsioni ci vengono raccontate più come stranezze o capricci, colpa di una sceneggiatura immatura e vagamente irrispettosa. In compenso la regia di Marc Rothemund si esibisce nelle sequenze in discoteca e nelle folli corse in auto, come in un videoclip o nello spot di qualche costosa automobile tedesca.


Un capitolo a parte meriterebbero i tanti buchi narrativi - l’argomento economico, ovvero quanto costa mantenere le cure; gli squilibri emotivi della mamma di David; il rapporto padre/figlio tra Lenny e suo padre - e la superficialità con cui vengono affrontati i temi della morte, dell'amore, del lavoro: tutto è abbozzato, accennato, impreciso. Niente di grave, per una commediola che esce a un mese dal Natale. Imperdonabile, se si pensa che Conta su di me è un film che ha come interlocutori principali i più giovani.


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