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La Befana vien di notte

20/12/2018 11:00

Andrea Desideri

Recensione Film,

La Befana vien di notte

Michele Soavi racconta la Befana Paola Cortellesi

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Michele Soavi torna al cinema dopo dieci anni. L’ultima prova risale al 2008 con Il sangue dei vinti; da allora, tanta televisione e altrettanti successi nazionalpopolari come la prima stagione di Rocco Schiavone. Lo stile è sempre quello: una regia moderna, che strizza l’occhio alle produzioni internazionali, con un approccio dinamico e coinvolgente, in grado di trascinare lo spettatore in un vortice emozionale grazie a reiterati colpi di scena e capovolgimenti di fronte. Stavolta si misura con il film natalizio, scegliendo di raccontare le disavventure della Befana... un po’ eroina, un po’ maestra di vita. Il ruolo sembra perfetto per una come Paola Cortellesi – lei, cinematograficamente parlando, arriva dalle recenti esperienze con Riccardo Milani (regista e suo compagno di vita) che l’hanno vista leggermente al di sotto delle sue possibilità – capace di assumere più forme tramite una sola personalità artistica. Questo si chiede ad una donna che, per vivere, fa la maestra e di notte si trasforma nella dispensatrice di doni per antonomasia. Riuscirà la Befana a conciliare vita privata ed esigenze lavorative senza deludere milioni di bambini pronti ad aspettarla? La Befana vien di notte dipinge le mille sfaccettature di una tradizione, al pari di un’epopea eroica, che vede la sua super donna emergere nonostante le difficoltà.


C’è la commedia e anche un pizzico d’azione. Tutte cose che riescono abbastanza bene alla Cortellesi, spalleggiata da un affidabile e capace Stefano Fresi, in grado di rielaborare il vissuto fiabesco dandogli un risvolto epico. Il film resta pur sempre un prodotto concepito per bambini e ragazzi, che sono i protagonisti indiscussi dell’intricata vicenda e ricoprono un ruolo chiave nella risoluzione dell’intreccio narrativo. Michele Soavi mescola bene tensione e umorismo, facendo apprezzare anche agli adulti quella che potrebbe sembrare una sceneggiatura già vista.


La figura della Befana non viene oltraggiata, né esaltata eccessivamente: si fa perno su quelle tre-quattro indiscusse caratteristiche – entro cui la Cortellesi si districa egregiamente – e le si esaspera sino a creare una figura conturbante e contorta, desiderosa di buttare giù (a colpi di risate) qualsiasi luogo comune. Come, ad esempio, il presunto sodalizio con Babbo Natale: ne La Befana vien di notte è completamente annientato. Nicola Guaglianone, sceneggiatore del film, basa questo rapporto sulla disparità di condizioni, compiti e reputazione, in tema di differenze di genere: grazie a una sottile ironia, viene alimentato il luogo (neanche troppo comune) dell’uomo ricco e amato contro la donna brutta e sfruttata. Volendo tirare le somme, questo film gioca con il vissuto del pubblico e dei vari interpreti: ognuno di noi è stato bambino e la Befana se la ricorda in un certo modo, Soavi spariglia le carte cercando di non deludere nessuno. In primis Fresi e Cortellesi, posti su una rampa di lancio piuttosto confortevole affinché possa emergere il loro rispettivo talento.


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