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Amici come prima

11/12/2018 12:00

Andrea Desideri

Recensione Film,

Amici come prima

Christian De Sica dirige il suo film di Natale

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Le reunion toccano anche il mondo del cinema, e stavolta sugli schermi viene riproposto un duo storico della comicità natalizia: tredici anni dopo la loro ultima performance in coppia, Christian De Sica e Massimo Boldi si rivedono in sala con Amici come prima. Un cine-panettone dal sapore diverso, che ha tutta l'intenzione di toccare persino le corde emotive. La storia parte da un’idea di Christian De Sica, in seguito elaborata con lo sceneggiatore e collega Fausto Brizzi. Amici come prima parte dalla figura di Cesare Proietti – alter ego cinematografico abusato da De Sica, quasi un suo talismano, che lo accompagna sin da Fratelli d’Italia – stavolta nei panni di un celeberrimo direttore d’albergo intento a gestire il Relais Colombo di Milano. È al servizio della catena alberghiera Colombo da anni ma, nonostante ciò, la spietata primogenita dell’omonima famiglia decide di licenziarlo. Così, Cesare, da un giorno all’altro si ritrova senza impiego e certezze. Deve comunque assecondare le esigenze di una moglie benestante e la vocazione di un figlio, desideroso di sfondare nel mondo del Rap italiano. Dunque, dopo averle provate tutte, sceglie di fingersi donna – con lo pseudonimo di Lisa – e tornare a lavorare per il boss che l’aveva licenziato, però, in veste di badante: dovrà tener compagnia al Presidente Massimo Colombo, un anziano arzillo dai bollenti spiriti. Riuscirà Cesare a mantenere la sua doppia identità senza dare troppo nell’occhio?


Christian De Sica è alla sua ottava prova da regista. Amici come prima segna un rientro anche in questo: dirigere un film impone delle responsabilità che l’attore ha scelto di condividere con suo figlio Brando, il quale non firma l’opera ma ha dato un contributo fondamentale alla resa finale. Il progetto è una commedia ironica che non trascende eccessivamente nella volgarità. Dire che mancano richiami al passato sarebbe, tuttavia, ipocrita: De Sica riporta in sala quella comicità casereccia e vernacolare che l’ha contraddistinto – insieme a Boldi – nel tempo, conservando, però, la consapevolezza che quegli anni sono finiti.


Lo scapolone d’oro e perennemente adulterino ha lasciato il posto a un uomo più anziano, ma ugualmente stravagante, accompagnato da una moglie (ora sua coetanea) arcigna e approfittatrice. Si ride anche grazie all’alterazione della femminilità, senza, però, deridere il genere femminile: se nel passato la donna era solo oggetto del desiderio, oggi è motivo di comicità sana e (parzialmente) divertente. Il pregio di De Sica sta nell’aver contestualizzato Boldi entro certi confini scenici: l’attore milanese ha perso, soprattutto per l’età, quella dinamicità che gli permetteva certe uscite. Quindi, in Amici come prima ricopre un ruolo che richiede meno impegno a livello recitativo. Si costruisce su quelle tre o quattro battute celebri, fino a esaurirsi.


Questo ha permesso a Christian De Sica di emergere come regista, attore e showman. Tutti ruoli a lui molto congeniali. Dal punto di vista della sceneggiatura, ci troviamo davanti a una sequenza di citazioni e riferimenti (da Mrs. Doubtfire - Mammo per sempre a Quasi amic): nulla di nuovo, apparentemente. Si potrebbe dire che Amici come prima non è altro che una mescolanza di gag provenienti dal passato, con un tocco in più d’allegria e la solita irriverenza delle proiezioni sotto l’albero. Un film piacevole, che non può definirsi indimenticabile e, tantomeno, innovativo.



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