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Non ci resta che il crimine

08/01/2019 12:00

Andrea Desideri

Recensione Film,

Non ci resta che il crimine

Ritorno al futuro incontra Romanzo criminale

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Cosa succederebbe se, per uno strano scherzo del destino, ci ritrovassimo catapultati nel 1982? Tre amici di vecchia data, Moreno, Sebastiano e Giuseppe, lo hanno scoperto inconsapevolmente. Infatti, questi tre squattrinati che nel 2018 – per sbarcare il lunario – hanno allestito un giro turistico nei luoghi della Roma criminale (quelli in cui la Banda della Magliana operava più di quarant’anni fa) si ritrovano nell’anno dei Mondiali vinti dagli Azzurri di Paolo Rossi per aver attraversato un varco spazio temporale. A quei tempi, però, non c’erano solo gioie e trionfi: in una Roma tappezzata di bandiere tricolore, agiva la celeberrima Banda, capeggiata dal boss Renatino. Così Moreno, Sebastiano e Giuseppe dovranno cercare di tornare ai giorni nostri sfuggendo alle grinfie dei criminali che tanto ammiravano.


Non ci resta che il crimine: il titolo è un omaggio a Non ci resta che piangere e, come nel film con Massimo Troisi e Roberto Benigni, si gioca con il tempo. La nuova commedia di Massimiliano Bruno scherza con la fantascienza, citando Ritorno al futuro, ma omaggia anche Romanzo criminale e lo fa in maniera bonaria, pacata. Viene fuori un film colmo di gag e siparietti, in cui dà il suo massimo Edoardo Leo, che interpreta un cattivo con tutti i crismi: la sua ferocia serve a risaltare la goffaggine, voluta e cercata, dei tre compari. Gianmarco Tognazzi, Marco Giallini, Alessandro Gassman esibiscono una complicità disarmante. La regia di Massimiliano Bruno richiama gli action dallo stile vintage: si passa dal crime al poliziottesco anni Ottanta, soprattutto grazie all’utilizzo capillare di colonne sonore dell’epoca. I Kiss non si vedono soltanto sulle locandine: si ascoltano, a più riprese.


Ma se il pregio del film è quello di voler sorridere della criminalità, per esorcizzarla il più possibile (senza cercare emulazioni), sarebbe stato meglio – in determinati frangenti della commedia – calcare la mano. Massimiliano Bruno ci ha abituato in passato a delle sceneggiature pungenti, fatte di battute anche pesanti, in taluni casi (ma mai volgari): in Non ci resta che il crimine svolge il compito al meglio, consegnando un prodotto divertente... ma si poteva fare qualcosa in più. Portare il linguaggio su una dimensione più dissacrante e cinica che, per certi aspetti, avrebbe garantito maggior ritmo al film. Alcune scene sembrano non portare a nulla di concreto, e infatti il finale resta abbastanza aperto. Non ci resta che il crimine è un buon lavoro, ma forse eravamo abituati troppo bene dall'umorismo di Bruno.



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