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Those Who Are Fine

25/01/2019 12:00

Samantha Ruboni

Recensione Film,

Those Who Are Fine

Chi sa bluffare, come la nostra protagonista, riesce a farla franca

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Alice (Sarah Stauffer) lavora a Zurigo nel call center di una compagnia telefonica. È un lavoro che la mette in contatto con molte persone, per lo più persone anziane e sole. Il lavoro diverrà quindi un’esca per catturare la sua gallina dalle uova d'oro. Those Who Are Fine è stato presentato all'ArteKino Festival. La narrazione s'intreccia in varie storie, che hanno per comune denominatore della tecnologia e internet. Internet, come assoluto protagonista della vita, detentore dei nostri dati e dei nostri ricordi (e anche dei nostri soldi), è una tematica che s'intreccia con quella del controllo e della sicurezza, che ormai fa parte del nostro quotidiano.


Eppure chi sa bluffare, come la nostra protagonista, riesce a farla franca: una nonna pensa che la nipote abbia bisogno di denaro e così dà tutti i suoi averi a una sconosciuta che si convince essere un’amica della parente. Ma la “sconosciuta” può riuscire nel suo intento grazie ai dati rilevati dai social network, dove solo tramite la richiesta di una amicizia può risalere a dati generici. C'è anche la tematica del lavoro, in Those Who Are Fine , dove tutti sono annoiati e alienati; unico svago allora è internet, che diventa essenziale.


La costruzione dell’inquadratura è geometrica e quasi maniacale: gli abitanti della città comunicano con gli edifici e le piazze grigie di soffocante cemento; gli alberi fungono da mera decorazione nelle loro minuscole aiuole, quasi come a lasciare intendere che anche la natura – nonostante il film sia ambientato in Svizzera, tra montagne e boschi – è messa in un angolo. Una sorta di labirinto claustrofobico in cui si muovono i personaggi, ingabbiati come gli alberi nelle aiuole, i quali hanno solo un problema in testa: internet. Sicuramente un girato interessante quello di Cyril Schaeublin, regista da tenere d'occhio.



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