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7 uomini a mollo

29/12/2018 11:00

Emanuela Di Matteo

Recensione Film,

7 uomini a mollo

Ottima sceneggiatura, interpretazioni magistrali e senso dell’ironia

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La sfida di dirigere un primo film da solo è stata decisamente vinta dal regista e attore francese Gilles Lellouche: 7 uomini a mollo, infatti, pur essendo una commedia costruita secondo la formula commerciale del consesso tra maschi sfortunati e perdenti che risalgono la china, contravvenendo a regole e probabilità – vedi Full Monty o il testosteronico Magic Mike – riesce lo stesso a coinvolgere e commuovere lo spettatore grazie all’ottima sceneggiatura, interpretazioni magistrali e senso dell’ironia. La storia, già di per sé, è irresistibile: un gruppo di uomini di mezza età, schiacciati dalla vita, falliti nella carriera o negli affetti – quasi tutti in entrambi gli ambiti – si ritrova, la sera, a seguire un corso di nuoto sincronizzato. Sul muro della palestra, una mano anonima, ha già segnato l’inappellabile scritta: froci. Ma ai nostri eroi poco importa, perché quell’attività, fatta di impegno, divertimento e condivisione dei problemi, è l’unico diversivo della loro vita. C’è Bertrand (Mathieu Amalric, disoccupato da due anni, che fa colazione con gli antidepressivi; Laurent (Guillaume Canet), preda di tali attacchi di perfezionismo isterico, da finire abbandonato da tutti; Marcus (Benoît Poelvoorde), imprenditore plurifallito che non riesce a conciliare sogno e realtà; Simon (Jean-Hugues Anglade), che vive in una roulotte, disprezzato dalla figlia adolescente, ma che si ostina a credersi un grande musicista rock; e anche Thierry (Philippe Katerine) un timido e poco sveglio impiegato della piscina comunale. Questa improbabile squadra è capitanata dall’altrettanto segnata e fallita Delphine (Virginie Efira), ex campionessa di nuoto sincronizzato con un passato da rielaborare. I nostri maschi, dalla fisicità onesta che lascia ben poche speranze di miglioramento, si immergono nell’acqua della piscina come se si tuffassero in un sogno: l’elemento magico e primordiale li unisce, ne rafforza il cameratismo, ne alleggerisce i problemi, dona loro nuove forze ed energia. Non necessariamente per cambiare e reagire, ma per accettarsi per quello che sono, migliorare la propria autostima e di conseguenza, i rapporti con gli altri.La grande occasione di riscatto arriverà quando la squadra deciderà di iscriversi ai campionati mondiali di nuoto sincronizzato che si svolgeranno in Norvegia, nonostante la mancanza di soldi e il clima di sfiducia generale.


In 7 uomini a mollo non c’è un solo attore fuori posto e ognuno meriterebbe di essere menzionato. Impossibile non ricordare Amanda (Leila Behkti), l’allenatrice della squadra in seconda battuta, cattivissima ed implacabile sulla sua sedia a rotelle. Un piacere vedere un film che riesce a trattare temi così poco gradevoli e scomodi – alcolismo, infanzie violate, maltrattamenti, problemi mentali, rancori tra consanguinei - e farne una commedia veramente divertente, che fa sorridere nonostante l’amarezza e sperare nonostante le ben poche prospettive di speranza. Può un tondo entrare in un quadrato? Si possono conciliare i sogni e le visioni morbide dell’infanzia con le aspettative, le mete, i traguardi angolosi che la società ci impone di raggiungere da adulti? Ci chiede una voce narrante all’inizio del film. Allo spettatore la sentenza finale. Di sicuro il cinema più bello, è quello che consola e accende la speranza, illuminando il buio della sala.


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