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10 giorni senza mamma

06/02/2019 12:00

Andrea Desideri

Recensione Film,

10 giorni senza mamma

Genovesi ritrova, in quest’ultimo progetto, Fabio De Luigi

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Alessandro Genovesi, da qualche tempo, si è specializzato in un particolare tipo di commedia che ha per oggetto la famiglia: sotto la sua supervisione, questo tema - fin troppo spesso raccontato dal cinema - prende vita attraverso nuove forme e ipotesi. E la migliore musa resta la nostra società. In questa nuova avventura, Genovesi affronta il tema dei genitori costretti a rivestire un doppio ruolo. 10 giorni senza mamma arriva nelle sale un anno dopo Puoi baciare lo sposo, in cui si narravano - in modo ironico - le unioni omosessuali. Stavolta vien coinvolto un nucleo familiare più ampio, di cinque persone, che viene stravolto da un imprevisto. Genovesi indugia sulla figura del “mammo”, vale a dire di un uomo che si ritrova a dover fare sia da mamma che da papà. Il regista prende in esame un breve periodo in cui i ruoli canonici della famiglia vengono capovolti, per vedere che effetto fa. Al centro della storia troviamo Carlo – capo delle risorse umane in una catena di supermercati – che ha tre figli ed è sposato con Giulia. Ovviamente i caratteri esuberanti dei pargoli, di tre età diverse, danno un bel da fare alla moglie, che decide di prendersi una vacanza. Dieci giorni a Cuba con la sorella per rigenerarsi. Tocca quindi a papà Carlo prendere in mano, letteralmente, la famiglia e gestire Camilla, Bianca e Tito, che ha sempre trascurato per dedicarsi alla carriera. Riuscirà a fare anche da “mamma” a tre ragazzi scatenati e in piena ribellione giovanile?


Genovesi ritrova, in quest’ultimo progetto, Fabio De Luigi. L’attore, che era stato la forza e il valore aggiunto nei suoi primi tre lavori, si rivela prezioso anche in questo. La natura goffa, per esigenze di copione, di De Luigi si rivela perfetta per una commedia degli equivoci basata su una comicità molto fisica. Il protagonista, infatti, si mette in gioco a pieno dando prova di grande adattabilità. Siamo al cospetto di una comicità demenziale che, però, acquista credibilità grazie agli imprevisti che vengono a crearsi nel corso della narrazione.


Fabio De Luigi si disfa, nel vero senso della parola, perdendo anche qualche dente in scena, per poi ricomporsi un po’ alla volta. Al pari di un eroe moderno, alle prese con gli ostacoli della vita odierna. 10 giorni senza mamma fa molto ridere: la complicità fra Fabio De Luigi e Valentina Lodovini appare rodata e affidabile; anche Diana Del Bufalo, rispetto alle ultime apparizioni, mostra equilibrio e lucidità.


Se le risate sono il sale del girato, nel corso del film c’è anche spazio per riflettere velatamente e senza imposizioni sulla figura del padre. 10 giorni senza mamma stuzzica, in modo indiretto, lo spettatore sulla concezione patriarcale di famiglia, che ancora persiste nel nostro Paese, dove la donna ricopre esclusivamente un ruolo da balia ed educatrice. Ma le cose stanno cambiando con gli anni. L’emancipazione dei nostri tempi, forse, sta nel ribaltamento di ogni abitudine: d’ora in poi, anche papà si metterà il grembiule e baderà alla casa trovando il tempo per i figli. Se è vero che ci sono gli stessi diritti, devono coesistere anche i doveri.


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