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Il venerabile W.

20/03/2019 11:00

Andrea Desideri

Recensione Film,

Il venerabile W.

Una storia d'odio nella Birmania dei giorni nostri

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L’odio non è un sentimento innato: si instilla nelle persone attraverso meccanismi inspiegabili; oppure scaturisce per via di eventi casuali che portano all’accumulo di frustrazione, al punto di volersi sfogare con qualcuno, o peggio ancora, su qualcuno. Il venerabile W. mostra, con cognizione di causa, com’è possibile generare un capro espiatorio, ossia qualcuno o qualcosa di astratto, contro cui riversare la propria insoddisfazione e incanalare il proprio rancore. Le dittature sfruttano l'odio per assoggettare interi popoli: tale assunto viene esplicato nel film prendendo in esame il Venerabile Wirathu, un influente monaco buddista che, attraverso i suoi scritti e un utilizzo peculiare della retorica, è riuscito a instillare nei suoi seguaci l’odio per i musulmani.


L’ossimoro odio/buddismo sa di farsa. Invece l’occhio indiscreto di Schroeder vuole dimostrare quanto, persino una filosofia di vita come quella orientale, possa celare delle cicatrici entro cui addentrarsi per creare fratture. Il venerabile W. non è altro che un teorema alla base del quale ci sono calcoli, basati su azioni e reazioni umane, per costituire la parabola dell’efferatezza.


Wirathu professa la necessità di amare tutti gli esseri umani, tranne i musulmani: questo instaura un vero e proprio cortocircuito in Birmania, dove il 90% della popolazione è buddista; e la venerazione diventa fondamentalismo sino a deturpare le basi di una civiltà comune.


Emerge quindi la necessità di identificarsi nuovamente in una “razza pura” – una soltanto – in cui non c’è posto per contaminazioni. Questo viatico viene intrapreso e cavalcato dalla popolazione attraverso il concetto di propaganda alterata, che Wirathu applica ai suoi contenuti spirituali e editoriali: nei libri il mantra dell’odio verso il musulmano viene perpetrato in maniera dialettica; così come nei DVD, distribuiti gratuitamente. Il mezzo del video, dunque, si rivela più incisivo e aggregante.


Nei protagonisti de Il venerabile W. si percepisce un’effimera pacatezza scorbutica, che ben presto lascia il posto all’insofferenza di un popolo e di un credo, verso l’altro. Un film che sottolinea come le barriere più solide possono crearsi anche attraverso la spiritualità, se questa viene eccessivamente disorientata.


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