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Border - Creature di confine

11/03/2019 11:00

Emanuela Di Matteo

Recensione Film,

Border - Creature di confine

Un film mistico, magico, coraggioso e originale

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Chi ricorda il pluripremiato horror Lasciami Entrare, di Tomas Alfredson, o ha letto il libro di John Ajvide Lindqvist, da cui è stato tratto, ritroverà alcune delle sue atmosfere e tematiche anche in Border - Creature di confine. Non solo questo ultimo film è stato tratto da un racconto dello stesso scrittore, ma egli è anche autore della sceneggiatura, arricchita di nuovi dettagli per renderla ancora più cinematografica.


La storia è quella di una donna, Tina (Eva Melander) dall'aspetto orchesco e sgraziato, che lavora alla dogana. Il suo olfatto eccezionale le permette di percepire non solo sostanze illegali, come alcool e droghe, ma anche se il passeggero di confine ha commesso qualche reato di cui si vergogna o che gli fa provare una forte emozione. Così Tina, che ha anche una spiccata sensibilità e un profondo senso morale, si ritrova coinvolta in un'indagine per pedofilia. Alcuni neonati, che non si sa da dove provengano, vengono abusati e ripresi da una rete di pedofili, rifornita da un personaggio misterioso. Nella sua vita, oltre al lavoro, Tina ha ben poco: un convivente col quale non ha nulla in comune, che la sfrutta solo per motivi economici, e un vecchio padre affettuoso e malandato che va a trovare regolarmente nella sua casa di riposo. Ma un giorno, nella routine accettata passivamente, accade qualcosa: Tina incontra un uomo, Vore (Eero Milonoff), non meno grottesco di lei nell'aspetto, il cui odore, diverso da tutti eppure familiare, la sconvolge. Nella borsa tiene un'incubatrice artigianale per larve ed insetti e pur avendo un aspetto virile, ha una conformazione fisica che rende difficile stabilirne con certezza il sesso. Tina non solo dovrà fare i conti con un passato che non conosceva e cambiare completamente idea sulla sua identità, ma anche compiere una scelta dolorosissima tra il bene e il male. Tra la libertà personale e il suo senso etico, tra quello che è veramente (nel profondo) e quello che la sua natura reclama.


È qui che il bellissimo film del regista Ali Abbasi spicca veramente il volo e riesce a trasformare una storia peculiare e favolistica in un racconto universale, che tocca ognuno. Unendo mitologia scandinava, realismo, fantasy a un'avvincente indagine poliziesca, Border - Creature di confine sfugge a ogni definizione di genere, divenendo un racconto sulla diversità e sulla capacità di rimanere ancora umani. La natura, il selvaggio, l'indomabile, l'innocente e l'incontaminato, sono anche in Border - Creature di confine presenze potenti che separano un mondo dall'altro, proprio come era nel racconto vampiresco Lasciami Entrare. Una sottile lastra di vetro, come quella di una finestra, divide l'esterno dall'interno, il civile dal selvaggio, ma è difficile stabilire quale dei due sia uno e quale l'altro, e questa lastra sottile, trasparente, è la stessa che divide in due la nostra coscienza tra chi siamo e chi vogliamo essere, tra ciò che è accettabile, e ciò che non lo è. Il regista iraniano-svedese Ali Abbasi è al suo secondo lungometraggio dopo Shelley, nel quale già veniva toccato il tema della maternità. Iraniano ma cresciuto a Copenhagen, afferma di essersi sempre sentito, proprio in virtù delle diverse origini e culture che lo hanno formato, un diverso. L'amore per la poesia e la tradizione iraniana, che spinge sempre alla ricerca dello spirituale e del sovrannaturale, di ciò che non appare visibile ma il cinema può mostrare, e l'amore per la letteratura, col realismo magico di Gabriel Garcia Marquez e Carlos Fuentes, hanno formato la sua sensibilità.


Border - Creature di confine, infatti, è un film mistico, magico, coraggioso e originale, di cui sarà molto difficile scordarsi. La pellicola ha ottenuto una candidatura ai Premi Oscar per il Miglior Trucco ed è stata premiata al Festival di Cannes, nella sezione Un Certain Regard.


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