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A un metro da te

21/03/2019 11:00

Marcello Perucca

Recensione Film,

A un metro da te

Una delicata e struggente storia d’amore fra le corsie di un grande ospedale

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A un metro da te, del regista Justin Baldoni, tratto dal romanzo omonimo di Rachael Lippincott, è una delicata e struggente storia d’amore che prende forma fra le corsie asettiche di un grande ospedale. Ne sono protagonisti Stella Grant e Will Newman, due diciassettenni affetti da fibrosi cistica, grave malattia degenerativa di origine batterica che colpisce l’apparato respiratorio e che richiede pesanti e continue terapie farmacologiche che vanno a influire negativamente sulla vita sociale e relazionale dei soggetti colpiti. Così per Stella e Will la malattia diventa un ostacolo apparentemente insormontabile per coltivare quell’attrazione reciproca che provano sin dal loro primo incontro: come tutti i malati di fibrosi cistica, non possono avere contatto fisico in quanto l’eventuale trasmissione di agenti patogeni potrebbe diventare letale. Non possono toccarsi, prendersi per mano né baciarsi. Devono rimanere costantemente a una distanza di sicurezza l’uno dall’altra, come suggerisce il titolo del film. Nonostante ciò, il loro amore cresce di pari passo alle avversità e la forza che i due giovani ne traggono permetterà loro di sentirsi vivi, trovando il coraggio di continuare a lottare contro una malattia che non lascia molte speranze se non si arriva a un trapianto di polmoni.


Raccontata così, la trama parrebbe una delle tante pellicole d’amore: invece il film di Baldoni, destinato soprattutto a un pubblico giovane, è serio e per nulla convenzionale, capace di trasmettere allo spettatore emozioni vere, portandolo a ragionare su come un sentimento forte come quello che nasce e si consolida fra Stella e Will possa manifestarsi anche in condizioni estreme come quelle in cui i due ragazzi si trovano, laddove ci si aspetta di doversi confrontare sempre e solo con la malattia e con la morte.


Haley Lu Richardson, che interpreta Stella, e Cole Spruse, che dà volto e corpo a Will, sono calati nella parte e riescono a rendere bene l’atmosfera di dolore e speranza che si respira nell’ospedale, grazie anche alla sceneggiatura di Mikki Daughtry e Tobias Iaconis. Richardson e Spruse, quest’ultimo volto noto ai teenager avendo interpretato la serie tv di successo Riverdale, sono bravissimi nel dare vita a due adolescenti che, al di là delle loro reciproche sfortune, sono esattamente come tutti i ragazzi della loro età, con l’immensa voglia di dare libero sfogo ai sentimenti e alle emozioni tanto da riuscire a superare le barriere fisiche imposte dalla malattia.


Libro e film, la cui uscita in sala è prevista per il 21 febbraio, sono dedicati a tutti i pazienti, alle famiglie e alle equipe mediche che ogni giorno combattono contro questa malattia e rappresenteranno di sicuro un valido aiuto per comprendere cosa significhi dover convivere con tale malattia e che, con la forza della volontà, è possibile non lasciarsi sconfiggere da essa.


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