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Chaco

23/04/2019 11:00

Samantha Ruboni

Recensione Film,

Chaco

La storia di Daniele e dei suoi 5.000 ettari all'interno del Chaco paraguayano

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Premiato come miglior lungometraggio del concorso internazionale al 59esimo Festival dei Popoli, premio Greenpeace al Festival Internazionale di Mar de Plata 2017 e miglior film del Concorso Nazionale A Visiòn du Reel 2018, Chaco è la storia personale di Daniele Incalcaterra e dei suoi 5.000 ettari all'interno del Chaco paraguayano. Si tratta di una delle principali regioni geografiche del Sud America, che si estende tra Argentina, Bolivia, Brasile e Paraguay. Il suo ecosistema è unico e sta venendo lentamente distrutto da agricoltura e allevamenti intensivi. La volontà di Daniele è di preservare i suoi ettari per poi, un giorno, donarli ai nativi Guarani Ñandeva. Prima però deve mettere al sicuro la sua eredità, circondata da latifondisti senza scrupoli che stanno già avviando la deforestazione, per poter rilevare dal terreno dei campi, seminare soia ogm e allevare bestie da macello, per lo più per l'esportazione in Europa e in Cina. Per evitare che succeda anche alla sua terra, nel capitolo precedente intitolato El Impenetrabile, Daniele, tramite il decreto del Presidente della Repubblica Fernando Lugo, crea la sua riserva privata che chiama Arcadia. Da lì, la vicenda per Daniele sembra andare in discesa: e invece è solo l'inizio di una battaglia per la sua terra, contro burocrazia e speculazioni.


Ogni giorno 2.000 ettari di foresta vengono distrutti nel Chaco paraguayano. La disboscazione per lo più è dovuta all'agricoltura intensiva di soia ogm, con semi della Monsanto che possono resistere all'aridità e al calore. L'espansione agricola è responsabile dell'80% della deforestazione globale, le foreste vengono rase al suolo e coltivate per poter esportare in tutto il mondo il prodotto che ne deriva, per lo più in Europa e Cina. L'Europa è uno dei maggiori importatori mondiali di prodotti agricoli. Il 40% dei terreni usati per soddisfare i consumi europei si trova al di fuori dei suoi confini. L'aumento della coltivazione di soia è data dall'aumento della domanda dell'industria mangimistica, dovuta all'aumento di produzione e di consumo della carne. Un serpente che si morde la coda, un circolo vizioso che potrebbe essere ridotto con legislazioni volte a garantire che il cibo che ingeriamo non provenga da coltivazioni che distruggono le foreste e attuare politiche concrete per ridurre il consumo di carne. Non solo deforestazione, ma anche violazione dei diritti dei popoli indigeni e delle comunità tradizionali che vedono strapparsi la terra che appartiene loro e vengono allontanati dalle proprie case. Questo è ciò che vuole denunciare il documentario, mettendo in risalto il problema e rendendoci partecipi della difficoltà di proteggere quella terra, così unica e così attaccata. Una battaglia per il futuro, che parte dalla salvaguardia della foreste.


Daniele Incalcaterra ci porta in trincea insieme a lui, in questa lunga battaglia per permettere a un quadratino giallo di poter sopravvivere contro alla deforestazione. Una battaglia che troverà solo ostacoli davanti a sé, ma che l'animo sicuro e combattivo di Daniele permetterà di portare avanti. Un documentario girato come un thriller politico, che tiene lo spettatore attaccato allo schermo fino alla fine.



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