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Odio l'estate

28/01/2020 12:00

Andrea Desideri

Recensione Film,

Odio l'estate

Il ritorno al cinema di Aldo, Giovanni e Giacomo

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Quattro anni, una pausa forzata e tante riflessioni: ritroviamo così Aldo, Giovanni e Giacomo agli inizi del 2020, nuovamente in sala dopo quel Fuga da Reuma Park che aveva lasciato un po’ tutti interdetti. Il trio ha ancora la sua vis comica? La domanda a mezza bocca se la sono posta sia gli spettatori sia gli addetti ai lavori. E siccome questo scetticismo è trapelato ampiamente, i tre colleghi e amici hanno detto basta. Al punto che qualcuno ha anche pensato si fossero sciolti. Ma, al contrario, come nelle più belle storie d’amore, è solo arrivata la crisi di mezza età. Loro, sapientemente, hanno deciso di mettere un punto. Ciascuno in questo quadriennio si è dedicato a progetti singoli, per poi tornare ancora una volta a lavorare in gruppo per recuperare quei valori e – per fortuna – quella voglia che pareva essersi persa. Odio l’estate sancisce anche il ritorno di un altro celebre sodalizio, quello fra il triumvirato per antonomasia della comicità italiana contemporanea e Massimo Venier che, in veste di regista e co-sceneggiatore, attualizza il repertorio classico di Aldo, Giovanni e Giacomo. Viene cucito addosso ai tre comici un abito perfetto che valorizza i cambiamenti, le doti e il carisma di ciascuno al servizio di vicende e annose questioni che riguardano persino l’attualità più stringente.


Che succede se tre persone completamente diverse, con rispettive famiglie al seguito, per una straordinaria casualità, prenotano la stessa casa vacanze? Questo soggiorno forzato metterà in luce caratteri e scelte di vita diversi, che portano a comporre il mosaico imprevedibile della quotidianità con i suoi alti e bassi. Mantenendo la giusta ironia e disillusione.


Odio l’estate cattura ogni elemento familiare al repertorio di Aldo, Giovanni e Giacomo: il viaggio, gli sketch esilaranti, la componente musicale - che diventa protagonista aggiunta a tratteggiare gli stati d’animo dei singoli interpreti (prezioso e imprescindibile il contributo di Brunori Sas) - e qualche richiamo al passato. Doveroso l’omaggio a Tre uomini e una gamba, con la scena della partita di pallone in spiaggia, riveduta e corretta ai primi vent’anni del Duemila. Insomma, per Aldo, Giovanni e Giacomo il tempo non si è fermato: anzi, hanno saputo – con l’aiuto di un regista e di sceneggiatori all’altezza – riadattare le “frecce” a disposizione del proprio arco. Tanti sono i temi toccati con il solito savoir faire – citando Giovanni Storti: il rapporto con i figli, la caducità della vita, l’importanza eccessiva che viene attribuita alla carriera nella società contemporanea. Odio l’estate non è un ritratto dell’età adulta, a confronto con la gioventù: è una sorta di indagine sociale, in grado di toccare con garbo – fra il serio e il faceto – le corde più sensibili dell’animo umano.


Accanto a tre protagonisti – e qui ricorre un altro elemento – tre donne egualmente capaci e preparate: Maria Di Biase, Carlotta Natoli e Lucia Mascino, che hanno il ruolo di armonizzatrici nel caos creativo dei rispettivi uomini. Sono lo specchio - e il punto di vista femminile - di timori, ansie, vizi e virtù riproposte disordinatamente dai coniugi, troppo impegnati a disfare le proprie certezze con azioni e reazioni talvolta discutibili. Odio l’estate non segna soltanto il ritorno al cinema di Aldo, Giovanni e Giacomo ma scandisce, senza esitazione, la riproposizione di un tipo di commedia favolistica che si era smarrito. Così come, forse, la capacità di sorprendere grazie alla semplicità delle emozioni.



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