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The Deep

29/08/2019 11:00

Marcello Perucca

Recensione Film,

The Deep

Una fra le opere più significative del regista islandese Baltasar Kormákur

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Esce finalmente in Italia con sette anni di ritardo – il film è stato realizzato nel 2012 – The Deep, una fra le opere più significative del regista islandese Baltasar Kormákur del quale, lo scorso anno, abbiamo visto scorrere sui nostri schermi Resta con me, al momento la sua ultima realizzazione. Due film fra i quali è possibile trovare svariate analogie: in primis il fatto che entrambi sono ispirati a vicende realmente accadute e che in tutti e due i casi si è trattato di un naufragio che ha dato origine a una tenace lotta per la sopravvivenza. Infatti, se in Resta con me si narra la storia di una giovane skipper sopravvissuta per 41 giorni su un catamarano alla deriva nel Pacifico, in The Deep – film sicuramente di maggior spessore – viene messa in scena la vicenda di Guðlaugur “Gulli” Friðþórsson, giovane marinaio delle Isole Vestmann, al sud delle coste islandesi, che in una notte del marzo 1984 fece naufragio con il peschereccio con il quale aveva preso il largo poche ore prima. Mentre l’imbarcazione affonda, i membri dell’equipaggio tentano di mettersi in salvo; ma solo Gulli riesce a sopravvivere, dopo aver nuotato per circa sei ore nelle gelide acque islandesi e, una volta riconquistata la terraferma, aver camminato per ore a piedi nudi su taglienti rocce di origine vulcanica. L’impresa di Gulli fece molto scalpore in quanto si riteneva impossibile che un uomo potesse sopravvivere per più di venti o trenta minuti in acqua con temperature sottozero.


Tale vicenda stimolò perciò l’interesse della comunità scientifica che si mise a studiare il giovane al fine di trovare una spiegazione alla sua eccezionale capacità di resistenza. In The Deep Kormákur è molto bravo a ricostruire la vicenda di Gulli, un uomo che venne trattato come una specie di “fenomeno”: da un lato ci sono gli scienziati, che riuscirono solo a stabilire che la straordinaria resistenza dell’uomo al freddo era probabilmente dovuta alla particolare consistenza del suo grasso corporeo (Gulli pesava oltre 100 kg) più simile a quello delle foche che al normale grasso umano; dall’altro i media islandesi, per i quali il giovane pescatore divenne l’”uomo foca”.


Nel film, che il regista ha sceneggiato insieme a Jón Atli Jónasson, autore di un precedente spettacolo teatrale sulla medesima vicenda, viene descritta una persona timida, sensibile, che nel corso delle ore passate in mare arriva a rammaricarsi per ciò che ha lasciato in sospeso nella propria vita: un piccolo debito o il non essere ancora riuscito a esprimere i propri sentimenti alla persona di cui è innamorato. Gulli ha per soli compagni i gabbiani, che sembrano quasi indicargli la strada per giungere a riva, oltre ai ricordi della propria vita. The Deep è un film di grande fascino visivo, soprattutto nelle scene del naufragio, con un bel montaggio alternato fra il peschereccio che sta colando a picco e delicate scene familiari con la moglie e i figlioletti di Palli, uno sfortunato membro dell’equipaggio, ancora inconsapevoli del dramma che si sta per abbattere su di loro. E poi le ore disperate in cui Gulli si trova da solo in mezzo al mare, circondato da un buio opprimente, troppo pesante per un uomo in quelle condizioni. Un gioiellino che ci regala una figura che in molti hanno considerato come un eroe ma che in realtà, è solo un uomo, con le sue paure, la sua sensibilità e il suo sconfinato amore per la vita. Un film che il regista ha voluto dedicare “A tutti i pescatori islandesi” cioè, come afferma lo stesso Kormákur, a coloro che hanno reso possibile, per secoli, la sopravvivenza di quel popolo.



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