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Il colpo del cane

19/09/2019 11:00

Samantha Ruboni

Recensione Film,

Il colpo del cane

Una commedia che conosce la suspense e la mette in pratica

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Una commedia che conosce la suspense e la mette in pratica iniziando il film praticamente dalla fine. Al principio, sembra che la protagonista sarà Marti (Daphne Scoccia), una ragazza che per tirare su qualche soldo accetta di tenere per 48 ore il cane di una ricca signora, spacciandosi per una dog-sitter con molta esperienza. La ragazza viene approcciata al parco da un tale Dr. Mopsi (Edoardo Pesce), che dice di esser un veterinario interessato a una cucciolata di bulldog francesi: Ugo, il cagnolino portato a spasso da Marti, sembra proprio l’esemplare adatto alla sua ricerca. Prima di decidere de accettare la proposta, Marti si confronta con la compagna Rana (Silvia D’Amico) a riguardo. In maniera molto ingenua, le due amiche cadono in una trappola. Ma quella che sembra la fine della loro storia, è in realtà l'inizio.


Una black comedy dal sapore romanesco per l’enfant prodige del cinema italiano Fulvio Risuleo (vincitore a Cannes della Semaine de la Critique con il corto Varicella), che torna al lungometraggio dopo il film Guarda in Alto (2016). Evidente è l'influenza dei fumetti nella cifra stilistica di Risuleo, che ricordiamo porta avanti parallelamente alla carriera cinematografica, anche quella di fumettista.


Il colpo del cane raffigura una Roma bizzarra e originale. Il nostro protagonista, che sembrerebbe all’inizio un villain, è solo un metallaro romantico, deluso dalla vita e dai suoi risvolti. Il colpo del cane è un film sui punti di vista, su come la realtà cambi in base a chi sia ad osservarla (e qui si sente molto la lezione di Gus Van Sant e, ovviamente, di Alfred Hitchcock). La vicenda della storia è una, ma narrata dal punto di vista di Marti e Rana e del dr. Mopsi. Se all'inizio Mopsi è il cattivo e tendiamo subito a entrare in empatia con la coppia di protagoniste, alla fine del film saremo dalla parte del “dottore”. Una linea flebile quella del Bene e Male, che Fulvio Risuleo ben descrive, facendo compiere un gesto criminale a un omone dal cuore tenero. Per rappresentare il “doppio” all’interno dello stesso personaggio, la regia sceglie uno stile asimmetrico e bizzarro. Decisamente originale.


Protagonisti del film sono, infine, anche gli animali: selvaggi, domestici, umanizzati, sono loro il vero fulcro intorno cui ruota tutta la storia. Il vero vincitore di questa battaglia di punti di vista, quindi, sarà Ugo: finalmente il cagnolino riuscirà ad avere la sua libertà e a riscoprire la sua vera natura.



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