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Bride Wars - La mia migliore nemica

24/04/2010 10:00

Leone Auciello

Recensione Film,

Bride Wars - La mia migliore nemica

Nel fiabesco mondo del matrimonio risiedono sogni ed aspettative di milioni di persone, che si lasciano cullare, almeno per una volta nella loro vita, da un rit

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Nel fiabesco mondo del matrimonio risiedono sogni ed aspettative di milioni di persone, che si lasciano cullare, almeno per una volta nella loro vita, da un rituale d’altri tempi, sfarzoso e necessariamente impeccabile, ben lontano dalla monocromatica realtà quotidiana. I desideri delle giovani coppie si fondono sempre più con il crudo business, dando vita ad una delle più redditizie fonti di guadagno esistenti, tra castelli affittati, pranzi infiniti e pacchiane bomboniere da cestinare il prima possibile. Matrimoni e divorzi, sogni incantati e poi infranti, la giostra continua a muoversi con un’andatura incessante. Nella mente delle coppie regna un solo ed inossidabile pensiero: il giorno delle nozze deve essere assolutamente memorabile. In questa astrusa realtà si muovono Liv ed Emma.


Amiche del cuore, fin dall’infanzia hanno pianificato nei minimi dettagli i rispettivi matrimoni. Le due ragazze pongono in cima ai loro desideri nuziali un particolare d’obbligo: la cerimonia deve essere svolta nel luogo simbolo del lusso e della raffinatezza newyorkese: il Plaza Hotel. Quando, a ventisei anni, giunge il tanto bramato momento di sposarsi, qualcosa interferisce nei sogni delle protagoniste. Come in ogni commedia romantica, il fato si intromette, calando il suo asso preferito: l’imprevisto. Per rendere il fatidico giorno il più perfetto possibile, Liv ed Emma si recano dalla più rinomata organizzatrice di matrimoni della città, Marion St. Claire. Tutto procederebbe nel migliore dei modi, ma ad eliminare gli aggettivi “felici e contenti” ci pensa la segretaria dell’altezzosa PR: in seguito ad uno scambio di date, infatti, le due cerimonie vengono fissate nello stesso giorno. Posticipare il tutto è impossibile: il Plaza non sarà più disponibile per anni. I desideri dell’infanzia non possono essere infranti e nessuna delle due ha intenzione di sposarsi in un altro luogo. Le regole dell’amicizia vengono ufficialmente violate, d’ora in poi è guerra aperta per tentare di sabotare le nozze dell’altra. Tra colpi bassi e sadiche trovate, Liv ed Emma danno vita ad un’accesa lotta, in cui il ko è contraddistinto dal fallimento del matrimonio dell’amica (/nemica).


Gary Winick, dopo essersi immerso nella dimensione fanciullesca de La Tela di Carlotta, torna con una commedia interamente al femminile. Ed è proprio sulla bravura scenica delle due interpreti che ruota la pellicola. Kate Hudson (che ha creduto fermamente nel progetto, unendosi alla produzione) e Anne Hathaway sorreggono interamente un film la cui sceneggiatura non appare eccessivamente brillante, cadendo troppo spesso nel clichè e negli scialbi luoghi comuni. Le due attrici riescono a rendere nel migliore dei modi il loro rapporto d’amicizia, mostrando una coinvolgente complicità in scena; un’affinità che poi lascia il posto al “conflitto”, in cui emerge il lato più comico delle due interpreti, vere mattatrici della commedia americana. L’uomo diventa accessorio, non risulta fondamentale in alcuna scelta, e si perde nello sfondo, lasciando il palco interamente alle esponenti del gentil sesso. Un nuovo bollino compare nella censura: “vietato agli uomini”.


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