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Gabriel - La furia degli angeli

27/04/2010 11:00

Marco Papaleo

Recensione Film,

Il termine “angelo” ha tra i suoi significati originari quello di “messaggero”...

Il termine “angelo” ha tra i suoi significati originari quello di “messaggero”. E difatti, in molte lingue, il suo nome richiama questa funzione, dopotutto largamente “documentata” nei testi sacri di almeno tre religioni. Siamo abituati a pensare a queste creature alate come a portatori di luce e di pace, anche se, guardando all'iconografia e alle vicende narrate nei sacri tomi di cui sopra, non mancano le visioni di angeli e arcangeli guerrieri, a volte spietati, spesso letali. 


Il cinema e la fiction in generale ci ha spesso ricordato questo aspetto della figura angelica, ultimo fra tutti il pessimo Legion con Paul Bettany. Nel 2007, il regista Shana Abbess ha voluto contribuire al genere con un gothic-noir dagli elementi action a bassissimo costo.


Da tempo immemore, i Cieli e gli Inferi si combattono per il predominio sul Purgatorio, un mondo di transizione tra le due realtà dove sono intrappolate numerose anime “in bilico”. Nel corso della guerra, sette Arcangeli vengono schierati come paladini di Dio e sette Caduti sono invece diventati alfieri del demonio, dandosi battaglia in forma semi-umana nel mondo oscuro e decadente del Purgatorio. L'ultimo baluardo delle forze del Paradiso, l'arcangelo Gabriel (Andy Whitfield), accetta la missione in cui hanno fallito i suoi predecessori: riportare la Luce nel Purgatorio sconfiggendo il male. Nelle intenzioni del misericordioso Gabriel c'è inoltre la ricerca dei compagni scomparsi: la missione è disperata, e non mancherà di serbare sorprese al determinato Arcangelo.


Il purgatorio di Gabriel è un equilibrio costantemente precario fra una certa autorialità densa di spunti interessanti e un'anima action molto anni '90, della quale rappresenta uno dei pochi esempi rimasti. Nonostante la povertà dei mezzi a propria disposizione, Abbess realizza degli ambienti e un'atmosfera convincenti e adeguati allo spirito del film, cercando di legare le due anime della sceneggiatura, purtroppo non riuscendoci sempre appieno. Se la personalità degli Arcangeli sconfitti, difatti, si rivela in molti casi assai interessante (su tutti Uriel, interpretato da un ottimo Harry Pavlidis), non altrettanto si può dire dei Caduti, mere rappresentazioni più o meno palesi dei peccati capitali. La storia, inoltre, risulta confusionaria, sebbene ricca di spunti degni di nota: ad essa va riconosciuto il merito di osare e la faccia tosta di voler inserire temi delicati fin troppo seriosi in un film denso di scene d'azione. E se la storia lascia con un senso di incompiutezza, l’interpretazione di gran parte degli attori non contribuisce adeguatamente, primi fra tutti i protagonisti Andy Whitfield e Dwaine Stevenson (nei panni del capo dei Caduti, Sammael): il primo risultando efficace solo nelle scene d'azione e agli occhi del pubblico femminile per via dell'indubbia avvenenza, il secondo ricalcando i già abusati stereotipi del villain. Gabriel risulta comunque una pellicola gradevole, seppur con le sue pecche: troppo enigmatica e “difficile” per il pubblico dei film action, e poco concreta nel tirare le redini della storia per gli amanti del noir.



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