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Le Cronache di Narnia - Il leone, la strega e l'armadio

27/04/2010 11:00

Marco Papaleo

Recensione Film,

Le Cronache di Narnia - Il leone, la strega e l'armadio

L'impatto che ha avuto sul genere e sul mercato la trilogia de Il Signore degli anelli (portata sul grande schermo da un ispiratissimo Peter Jackson) è stato en

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L'impatto che ha avuto sul genere e sul mercato la trilogia de Il Signore degli anelli (portata sul grande schermo da un ispiratissimo Peter Jackson) è stato enorme, e negli ultimi anni si sono succeduti diversi tentativi di replicare, più in piccolo, gli exploit di questa produzione, con risultati generalmente piuttosto modesti (vedasi Eragorn). Walden Media e Walt Disney Pictures, a partire dal 2005, hanno avuto la fortuna di poter contribuire al genere con l'adattamento de Le Cronache di Narnia, la saga fantasy in sette volumi ideata e scritta dall'accademico britannico Clive Staples Lewis negli anni '50 del secolo scorso. Insieme al più universalmente noto Tolkien – di cui era amico personale –, Lewis ha ricreato il genere fantasy-medievale, ponendo le basi per tutto ciò che sarebbe venuto dopo. Si può dire senza timore di smentita che, senza questi due autori ad ispirare le generazioni di scrittori venuti alla luce nella seconda metà del ventesimo secolo, non avremmo mai avuto le saghe fantasy attualmente più conosciute e amate di libri, videogiochi e fumetti. Sebbene meno conosciute di quanto non lo siano le avventure degli hobbit tolkeniane, le imprese dei fratelli Pevensie e le magiche storie con protagonista il leone Aslan, godono sempre di gran favore in Inghilterra, e grazie alla saga filmica il mito si sta perpetrando e vivendo una seconda giovinezza in tutto il mondo.


1940: Londra è sotto attacco, e per sfuggire ai bombardamenti, vengono fatti sfollare i minorenni dalla città e trasferiti in campagna, come misura precauzionale. Tra questi vi sono i quattro fratelli Pevensie: l'assennato fratello maggiore Peter (William Mosely), la determinata Susan (Anna Popplewell), lo sconsiderato Edmund (Skandar Keynes) e la piccola e dolce Lucy (Georgie Henley), assegnati alla residenza periferica del professor Digory Kirke (Jim Broadbent), stravagante studioso. Un giorno, durante un momento di gioco, Lucy scopre il passaggio segreto che collega il nostro mondo con le terre fatate di Narnia: è l'inizio di un viaggio mitico che porterà i quattro fra mille pericoli, nel tentativo di compiere la profezia che si tramanda da sempre: “Due figli di Adamo e due figli di Eva libereranno Narnia dalla tirannia”.


Il fatto che il mondo di Narnia sia generalmente meno complesso di quello della Terra di Mezzo, e che il tutto sia stato concepito nella mente di Lewis per un pubblico infantile, non vuol certo dire che l'impresa di riportare su pellicola la magia e le atmosfere del libro fosse cosa facile, visti gli evidenti intenti educativi e formativi celati tra le pieghe dell'opera. Eppure il regista Andrew Adamson, forte dell'esperienza dei primi due Shrek, riesce bene nell'impresa, svecchiando lo stile lewisiano per le nuove generazioni pur restando grandemente fedele al testo originale. Curioso il fatto che per molte scene si sia visivamente (e visibilmente) ispirato alla versione BBC del 1988, probabilmente cercando di imprimere il più possibile un tocco “british” alla produzione, e di evitare ogni possibile “americanizzazione” delle vicende. L'operazione, in finale, si dimostra riuscitissima, e il mondo di Narnia è ricreato alla perfezione (sebbene all'occhio oramai abituato, negli anni, alla computer graphic, alcuni elementi possano apparire troppo “staccati” dagli attori in carne e ossa), grazie anche ad interpretazioni convincenti (soprattutto quelle del fauno James McAvoy e della Strega Jadis, interpretata dall'algida Tilda Swinton) che traghettano in modo avvincente la storia fino al suo epilogo.


Da annotare, infine, una grave pecca della versione home video oltremodo edulcorata rispetto a quella cinematografica: una censura fastidiosa e bigotta, visto che al cinema quelle stesse scene erano presenti, già “a prova di bambino”, ed erano parte integrante dell'opera stessa, sia di celluloide che di cellulosa. Inoltre gli stacchi e i tagli operati appaiono posticci e quindi sgradevoli alla vista (oltre che alla comprensione delle vicende). Un problema derivato dal fatto che il film in Germania venne censurato anche al cinema, e dovendo “dividere” lo stesso supporto ottico tedeschi, spagnoli e italiani, questi ultimi due si sono dovuti ritrovare in una scomoda situazione. Peccato.



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