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Robin Hood - Principe dei ladri

27/04/2010 11:00

Marco Papaleo

Recensione Film, Film Avventura, robin hood,

Robin Hood - Principe dei ladri

Robin Hood principe dei ladri è stato uno dei più grandi successi dei primi anni '90, andando a guadagnare i quasi quattrocento milioni di dollari incassati a f

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Robin Hood principe dei ladri è stato uno dei più grandi successi dei primi anni '90, andando a guadagnare i quasi quattrocento milioni di dollari incassati a fronte di una spesa (comunque non esigua per il periodo) di circa cinquanta. Rappresenta, inoltre, il secondo film che segnò il fruttuoso sodalizio tra il regista Kevin Reynolds con un Kevin Costner in quegli anni all'apice della fama: un film che aveva dalla sua una storia leggendaria eppure sempre attuale e di interesse, delle bellissime location e un cast di promettenti attori tra cui spiccano, anche alla luce delle successive carriere, Alan Rickman e Morgan Freeman. Una visione anni '90 di una favola avventurosa, romantica e senza tempo: un vero “must see” del periodo.


Robin di Locksley (Kevin Costner), nobile avventuriero, torna fortunosamente dalle Crociate in compagnia di Azeem (Morgan Freeman), un dotto e coraggioso moro a cui ha salvato la vita e che ha deciso di seguirlo per avere la possibilità di restituirgli il favore in futuro. Una volta a casa, si ritrova decaduto per colpa dell'infido e tiranneggiante sceriffo della contea di Nottingham (Alan Rickman). Poco tempo dopo, rifugiatosi nell'intricata e spaventosa foresta di Sheerwood, Robin riorganizza un gruppo di banditi capeggiati dallo scaltro Little John (Nock Brimble) per opporsi alla tirannia dello sceriffo, mentre si innamora, a poco a poco, della nobile e fiera Lady Marion (Mary Elizabeth Mastrantonio), sorella di un suo vecchio compagno d'armi alle Crociate. Lo scontro finale con lo sceriffo è sempre più prossimo.


Nonostante qualche ingenuità, Il principe dei ladri si alza una spanna sopra la gran parte della “concorrenza” in virtù di una sceneggiatura abbastanza convincente e soprattutto grazie alle ottime scene d'azione, epiche come si confanno al genere e al personaggio. È forse un peccato che certi personaggi siano a volte un po' troppo sopra le righe, ma è una scelta stilistica che tuttavia non stona e dona una nota caratteristica al tutto. Rickman, in particolare (ma anche il personaggio della strega Mortianna interpretata da Geraldine McEwan) avrebbe potuto dare un accento molto più noir, meno parodistico, eccentrico e fantastico al suo personaggio, che pur nella sua leziosità rimane comunque affascinate e convincente, come d’altronde gran parte del cast: nonostante il Razzie Award “insignito” a Costner per la sua interpretazione, ci sentiamo di difendere il “suo” Robin, avventuroso e romantico come pochi altri suoi ruoli. Nota di merito anche per Morgan Freeman, il cui Azeem conquista col suo accento e la sua parlantina. Il Robin Hood di Reynolds si rivela un film d’avventura per tutta la famiglia, in cui non mancano in verità violenza e temi forti, ma sempre entro la soglia del genere che ha imperversato negli anni '80 e '90, regalando diverse ottime opere, tra cui questa sicuramente da riscoprire.



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