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Atto di forza

27/04/2010 10:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Atto di forza

Ben sedici anni di gestazione per portare Memoria totale, racconto del maestro assoluto della fantascienza letteraria Philip K...

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Ben sedici anni di gestazione per portare Memoria totale, racconto del maestro assoluto della fantascienza letteraria Philip K. Dick, sul grande schermo. I diritti infatti furono opzionati nel 1974, ma il film vide la luce soltanto nel 1990. Non pochi i problemi, dovuti anche a diversi cambi dietro (e davanti) la macchina da presa. Si sono succeduti i nomi di vari registi, da Richard Rush a Bruce Beresford e David Cronenberg (quest'ultimo aveva anche abbozzato una sceneggiatura, ma in seguito a divergenze con la produzione fecero si che abbandonasse il progetto); anche di vari attori per il ruolo del protagonista, come Patrick Swayze, Christopher Reeve, Jeff Bridges, Matthew Broderick. Alla fine, fortunatamente, la scelta è caduta rispettivamente su Paul Verhoeven (a tre anni dal successo di Robocop) e Arnold Schwarzenegger. Dick spesso non ha ricevuto trasposizioni degne delle sue grandi storie, ma Atto di forza è stata una delle rare eccezioni, diventando un vero cult nel genere sci-fi.


Doug Quaid (Arnold Schwarzenegger) è ossessionato da settimane dallo stesso incubo: si trova sulla superficie di Marte insieme a una donna sconosciuta, in seguito a una caduta rompe il casco della tuta spaziale, e vittima della decompressione si avvicina alla morte, prima di svegliarsi. La sua è una vita apparentemente tranquilla, è sposato da anni con la bella Lori (Sharon Stone), e lavora presso una ditta edile della zona. Stanco di continuare a sognare l'avventura marziana, che a lui sembra vivida come un ricordo realmente vissuto, decide di recarsi presso l'agenzia Recall, che vende viaggi di turismo virtuale. Doug decide così di "trascorrere" due settimane sul pianeta rosso, nei panni di un agente speciale. Durante la procedura di innesto della "vacanza" selezionata qualcosa va storto, l'uomo vaneggia strane frasi su un complotto e l'agenzia decide così di cancellargli la memoria delle ultime ore e rispedirlo a casa come se nulla fosse. Doug però si trova ora braccato da alcuni dei suoi colleghi, e dopo essere riuscito a sopraffarli, a casa viene aggredito anche da Lori. Ben presto scopre che tutto ciò che ricorda della sua vita è un'enorme bugia, e di essere in realtà Hauser, un agente segreto al servizio del direttore della colonia di Marte. Ma gli uomini che lo vogliono uccidere sono proprio alle dipendenze di quest'ultimo, e ora Doug è deciso a recarsi sul pianeta rosso per scoprire la verità. È qui che incontra Melina (Rachel Nicotin), la donna che popolava i suoi sogni, e si appresta a diventare l'eroe di un gruppo di mutanti ghettizzati e sottomessi dalla dittatura in atto. Ma sarà tutto vero o in realtà Doug sta vivendo proprio l'avventura che aveva richiesto?


È una storia in bilico, tra la realtà e il sogno, tra i parti dell'immaginazione e la crudezza dell'essenza. Verhoeven è abile nel mantenere alto il livello di incertezza nello spettatore, intento a capire se sia tutto opera del viaggio virtuale oppure se Doug si trovi davvero invischiato in un complotto interplanetario. Con una forte carica visionaria, fatta di creature mostruose e improbabili mutazioni (dalle tre mammelle di una procace prostituta, al "saggio bambino" che nasce come escrescenza di un capo dei ribelli), il regista olandese non fa rimpiangere la mancata scelta di Cronenberg, e realizza una pellicola talmente intrisa di elementi classici del genere da risultare pressoché perfetta per i fan della fantascienza più oltranzista. Azione e spettacolo, dopo il breve passaggio iniziale, non abbandonano più la corsa incessante di un indomito Schwarzenegger, catapultato (a dire il vero senza troppe ripercussioni morali) in un mondo orfano di ricordi. Ma qual'è la vera realtà? Il dubbio rimane e neanche il finale chiarisce pienamente, lasciando al pubblico il gusto di fantasticare e trovare la propria soluzione. Tra vagiti cyberpunk e una fisicità macabra ispirata ai freaks di Tod Browning, Atto di forza è ricco di temi ed elementi tipici dello sci-fi, addobbati da quel sapore di fine anni '80 di cui proprio lo stesso Schwarzy era tra i maggiori esponenti. Un classico della crisi d'identità nel panorama fantastico.


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