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le parti noiose tagliate

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Adam

06/05/2010 10:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Adam

Ha ottenuto ottimi riscontri al Sundance festival, dove ha vinto l'Alfred P...

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Ha ottenuto ottimi riscontri al Sundance festival, dove ha vinto l'Alfred P. Sloan Feature Film Prize e ottenuto una nomination al premio della giuria. Arriva ora anche in Italia Adam, pellicola di Max Mayer al suo secondo lavoro al cinema (parecchia gavetta televisiva) dopo l'inedito Better Living, risalente al 1998. Come spesso capita, un film nato dal caso. Il regista infatti sentì un giorno alla radio della sindrome di Asperger, una forma di autismo ad egli sconosciuta fino ad allora. Incuriosito decise perciò di dare il via alla genesi di Adam, incontrando, già sei mesi prima di scrivere la sceneggiatura, dei ragazzi affetti da tale patologia e i loro genitori. Il grande merito è quello di aver raccontato una tematica apparentemente drammatica in maniera del tutto scevra di retorica o buonismo, ma donando alla storia e i suoi personaggi un alito di comica tenerezza che porta a identificare il film in una sorta di commedia romantica della miglior fattura.


Adam (Hugh Dancy) è affetto dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo che gli impedisce di rapportarsi normalmente con chi lo circonda. Vive da solo dopo la morte dei genitori, e la sua vita sociale non può certo definirsi "normale". La sua forzata solitudine sembra però aver fine quando nel suo palazzo, al piano di sopra, si trasferisce Beth (Rose Byrne) una bella e brava scrittrice ancora scottata da una recente delusione amorosa. La tenera amicizia che nasce tra i due ben presto sfocia in un vero e proprio rapporto sentimentale, aprendo a entrambi nuovi modi di vedere la vita e le persone. Una relazione che cambierà inesorabilmente le loro esistenze.


Hugh Dancy: è lui il principale motivo per il quale consigliare la visione di questo piccolo gioiellino indipendente. L'attore inglese, già visto in King Arthur, Savage Grace e Il club di Jane Austen, sfodera l'interpretazione della vita, tratteggiando un personaggio "difficile" con piccoli tocchi, gesti e sguardi che dicono tutto anche senza bisogno di parole. La malattia, che lo porta spesso Adam a sproloquiare irriverentemente contro tutto e tutti, rischia più volte di mettere fine alla relazione con la nuova compagna, e si vede come Dancy sia diventato tutt'uno col personaggio. Non è da meno la controparte femminile, e Rose Byrne mostra una bellezza docile e una bravura misurata, ideale metà di questa coppia atipica. Vicino ma dissimile al recente 500 giorni insieme, sfiora la genialità romantica di quest'ultimo puntando su una composta ma efficace sobrietà narrativa e visiva. Adam è un piccolo film, che senza aver ambizioni di sorta si rivela interessante e commuovente, ponendo un doloroso accento su come spesso il "mondo" e la società finiscano per ignorare le diversità, per paura o soltanto per futile ignoranza. Osserviamo l'evolversi di un amore come tanti, appesantito dalle evidenti difficoltà ma che, nonostante tutto, non ne ledono il sentimento. Nessuna scena che punti alla commozione con situazioni preparate a tavolino, ma tanta spontaneità in una commedia dolce-amara dal gusto amabile, dove è la tenerezza a vincere ogni cosa.



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