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Humpday - Un mercoledì da sballo

11/05/2010 10:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Humpday - Un mercoledì da sballo

È a dir poco insolito osservare lo sguardo femminile sul mondo del cinema porno...

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È a dir poco insolito osservare lo sguardo femminile sul mondo del cinema porno. Ancora di più su quello gay. Certo non siamo davanti a un dramma etico di un tema così profano, e infatti Humpday si butta sulla commedia senza però scadere nelle classiche e volgari becere del genere tipicamente americane. Ben lontano quindi dalle sboccate battute di American Pie e consanguinei, la regista e interprete, Lynn Shelton, al suo terzo lungometraggio dopo gli inediti We go way back e My effortless brilliance, dirige una pellicola di stampo minimalista che lascia da parte la componente più prettamente ilare a favore di un sapore lieve e non privo di dettagli introspettivi. La Shelton è un'autrice a 360 gradi dei suoi progetti, e anche in questo caso come per i due lavori precedenti si è occupata della sceneggiatura e della produzione. Il Sundance Film Festival ha deciso di premiare la sua costanza e dedizione con il Premio speciale della giuria per lo spirito d'indipendenza.


Ben (Mark Duplass) è un uomo felice, sposato e realizzato nel lavoro. Una vita che viene sconquassata dal ritorno di Andrew (Joshua Leonard), suo vecchio amico ai tempi del college. Ai tempi i due erano veri e propri ragazzacci, e Andrew sembra non aver perso affatto le vecchie abitudini, diventato adesso una sorta di artista vagabondo. Un giorno Ben decide di far visita a casa dell'amico, che ha organizzato una festa a base di alcool e droga, e durante il delirio collettivo nasce l'idea di realizzare un film porno. Ma non uno qualsiasi, bensì con i due amici nel ruolo dei protagonisti, visto che il mercato dei filmini omosessuali offre molto più denaro rispetto a quello etero. Il risultato dovrà essere presentato all'HUMP! Film Festival, rassegna pornografica della città. Ma non tutto va come previsto...


Humpday è tutto fuorchè un film superficiale. Tralasciando le apparenze, che sembrano in realtà mostrare una storia al limite del demenziale, offre uno spaccato drammatico con una finezza e una sobrietà degna soltanto di certe produzioni indipendenti. Viene data molta attenzione al carattere dei personaggi e allo sviluppo dei rapporti, primo fra tutti quello di due amici legati ancora saldamente anche dopo anni di lontananza, e che porterà inevitabilmente a delle conseguenze nella vita di entrambi. Soprattutto in quella di Ben, che da una vita quasi perfetta si vede piombare in un'assurda crisi con la compagna per colpa di un'idea folle nata per puro caso. Ottime le interpretazioni dei protagonisti, i cui tratti emotivi sembrano emergere dalla normalità del reale.


Un'acuta e intelligente disanima sulla sessualità, e sui luoghi comuni che circondano il tema omosessuale, senza abbracciarsi al filone del buonismo o della tolleranza a tutti i costi, e scadere così in facili retoriche. Forse soltanto un occhio femminile, solitamente più percettivo a certi concetti, poteva raccontare questa vicenda con una sensibilità e un'espressione soggettiva, senza l'ambizione di porre giudizi pro o contro. Anzi alleggerisce il tutto con toni da commedia fresca e godibile da qualsiasi tipo di pubblico, riuscendo ad intrattenere senza cadere nella stupidità. Peccato per l'ennesimo scempio della distribuzione italiota, che forse con la speranza di solleticare un più ampio raggio di pubblico, ha aggiunto l'inutile e fastidioso sottotitolo.


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