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Precious

08/06/2010 10:00

Angelica Tosoni

Recensione Film,

Precious

Precious, una ragazza di 17 anni obesa, vive una situazione familiare dolorosa e difficile...

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Precious, una ragazza di 17 anni obesa, vive una situazione familiare dolorosa e difficile. Il padre abusa di lei e per la seconda volta rimane incinta dell’uomo che la madre afferma esserle stato rubato dalla figlia. Precious non sa leggere e non sa scrivere, ma eccelle in matematica ed è intelligente. Ha bisogno di una scuola speciale e su invito del dirigente scolastico - che nel frattempo scopre la sua maternità - inizia a frequentare un corso che l’aiuta a colmare le lacune nella propria istruzione. Ed è nella nuova scuola che Precious a poco a poco acquista coscienza di se stessa, conquista la propria indipendenza e riesce ad allontanarsi da una madre egoista, incapace di proteggerla e di amarla davvero. Capitale per la ragazza è l’incontro con la giovane insegnante, Miss Rain (Paula Patton) che le insegna a leggere e a scrivere, incitandola a tenere un diario.


Ci sono film che sono essenzialmente attore e personaggio: Precious di Lee Daniels, premio Oscar per la miglior sceneggiatura non originale e per la miglior attrice non protagonista (Mo’Nique nel ruolo della madre) è uno di questi. Il contesto sociale, la fabula, la colonna sonora, il linguaggio scurrile, la modalità di ripresa non schematica rendono Precious una pellicola interessante e destabilizzante, ma è indubbio che senza Gabourey Sidibe non ci sarebbe Claireece Precious Jones. La giovane attrice è il punto focale indiscusso: attiva una forza centrifuga che riesce ad attrarre l’intera platea; non dà scampo e costringe a seguire con emozione la sua vicenda. Lee Daniels sporca la pellicola con una fotografia metropolitana, spigolosa e sgranata. Non c’è spazio per morbide sfumature: la parabola di Precious è un percorso doloroso in cui il lieto fine assume tinte amare e dolenti. Quando il sistema scolastico e quello sociale in se stessi sono inadatti nel fornire soluzioni, la protagonista si abbandona alle fantasia per rendere meno dolorosa la realtà. La macchina da presa si sofferma sui dettagli e spesso sceglie i primi piani per raccontare la sua storia. Ispirata al romanzo Push della musicista e poetessa Sapphire, la pellicola riesce ad abbinare la ferocia dei bassifondi con la poesia della maternità anche nelle condizioni più riprovevoli.


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