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About Elly

13/06/2010 11:00

Lorenzo Costantini

Recensione Film,

About Elly

Vincitore dell'Orso d'Argento per la migliore regia all'edizione del Festival Cinematografico di Berlino del 2009, About Elly nasce dalla fantasia del regista e

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Vincitore dell'Orso d'Argento per la migliore regia all'edizione del Festival Cinematografico di Berlino del 2009, About Elly nasce dalla fantasia del regista e sceneggiatore Asghar Farhadi, al suo quarto lungometraggio ed alla prima prova internazionale. La prima novità del film è l'ambientazione: piuttosto raramente si vede l'Iran borghese, quella dei posti di villeggiatura popolati dalle classi medie e più precisamente quella che si affaccia sul mar Caspio, meta di molti vacanzieri.


L'occasione dalla quale nasce il progetto è proprio questa: un gruppo di ex compagni universitari si riuniscono per trascorrere un week-end con le proprie famiglie e con l'amico Ahmad da poco tornato dalla Germania dopo l'amara conclusione del proprio matrimonio. Alla compagnia si aggiunge Elly, insegnante della figlia di Sephideh e invitata da quest'ultima per farla conoscere all'amico desideroso di ricostruire la propria vita con una donna iraniana. I primi giorni trascorrono allegri e offrono lo spunto al gruppo di amici per ricordare i bei momenti passati prima che il lavoro, la famiglia e la vita differenziasse i percorsi di ognuno di loro. Elly è l'unica a non condividere alcuna esperienza con gli altri ma è trattata con garbo e particolare affetto proprio per favorire lo scopo per il quale Sephideh l'ha invitata. La spensieratezza, però, viene interrotta improvvisamente quando Elly scompare. I primi indizi sembrano favorire il tragico epilogo: la ragazza potrebbe essere affogata nel tentativo di salvare il figlio di uno degli amici.


Da qui il film cambia completamente registro e si passa velocemente ai comuni tratti drammatici e noir. Anche i colori preannunciano il cambiamento, con la vana ricerca in acqua della ragazza proposta con tonalità meno accese, con inquadrature sempre sul pelo dell'acqua, come se la speranza stesse soccombendo ed annegando con il trascorrere dei minuti. Più passa il tempo, più il dramma si spegne delle sue strazianti tinte e si incupisce dei foschi colori del noir che servono a scoprire la verità. Elly, Sephideh e gli altri cominciano a rivelare la loro identità. Le azioni si fermano e cominciano a galleggiare sull'acqua le torbide verità finora nascoste ed ora troppo ingombranti perché vengano lasciate sul fondo. Farhadi vince con merito il premio internazionale perché riesce nell'impresa di rendere visivamente attraente il film per tutta la sua durata sebbene alcuni passi della sceneggiatura sarebbero potuti essere tagliati nella fase di montaggio. La tensione crescente viene catturata egregiamente dalla telecamera che ruba ogni dettaglio della disperazione di Sephideh – vera tessitrice della trama – e l’inerme arrendevolezza degli amici. Il regista riesce a rivelare segreti e bugie di un gruppo di amici, senza che la verità risulti mai evidente, e mostrandosi egli stesso come primo interprete del dubbio.



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