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Rambo III

17/06/2010 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Rambo III

Complice il grande successo de due precedenti capitoli, la Columbia Tristar fece le cose in grande per il terzo episodio delle avventure di John Rambo, con un f

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Complice il grande successo de due precedenti capitoli, la Columbia Tristar fece le cose in grande per il terzo episodio delle avventure di John Rambo, con un finanziamento di ben 65 milioni di dollari, ai tempi dell'uscita (1988) il più alto mai stanziato per un film. Il personaggio di Stallone, ormai assorto a vero e proprio mito, è così ancora pronto a lottare per una causa, e a garantire cospicui incassi ai produttori. Rambo III è anche il capitolo meno apprezzato dalla critica, avendo ricevuto pareri non certo lusinghieri un po' ovunque, forse complice anche l'aria di eccessivo machismo cui Stallone ha volutamente, e coraggiosamente, improntato il suo personaggio anche in fase di sceneggiatura. Le accuse certamente non sono del tutto immotivate, ma la pellicola ancor oggi a oltre vent'anni dall'uscita si difende degnamente nel campo degli action movie.


John Rambo (Sylvester Stallone) vive nei pressi di un monastero buddhista in Thailandia, facendo piccoli lavoretti per gli abitanti del posto, cercando di ritrovare la pace interiore in quel luogo sacro. Ma il passato gli bussa di nuovo alla porta, con le sembianze del suo vecchio amico, il colonnello Trautman (Richard Crenna), che vorrebbe affidargli una nuova missione. I sovietici infatti hanno invaso l'Afghanistan, e stanno compiendo veri e propri genocidi sui civili. Rambo in un primo tempo rifiuta, ma dopo aver scoperto che Trautman è stato catturato durante una ricognizione in quelle zone, sceglie di partire per liberarlo. Inizia il suo viaggio verso il Pakistan, e cerca una guida che attraverso il deserto lo conduca al confinante Afghanistan. Riesce a trovare il luogo dove è detenuto il colonnello, ma i pericoli per la loro sopravvivenza sono appena all'inizio.


Oggi fa tristemente sorridere il modo "benevolo" con cui l'America vedeva allora i Mujaheddinn e i guerrieri afghani, come coraggiosi soldati pronti alla morte per vendicare le atrocità subite, solo perché allora il loro era un nemico comune, e cioè quello sovietico. Addirittura l'Afghanistan, in una battuta, viene citato come il Vietnam della Russia, una guerra persa dal principio. Ed ecco che qui Rambo si stacca perciò dalla sua figura di reduce, per diventare una sorta di eroe anti-comunista, motivo tra i tanti che ha creato irritazioni nella critica di mezzo mondo. Tralasciando però queste considerazioni prettamente politiche, il film nel suo contesto di action movie non si fa disprezzare, garantendo tutti gli ingredienti classici del genere, con imponenti scene di massa, e una mitizzazione se possibile ancora maggiore del protagonista, qui vero e proprio eroe indistruttibile. L'ambientazione desertica ha permesso di girare sequenze a campo largo di buona fattura, in cui Stallone appare sempre più pompato e fisicamente massiccio. Da sottolineare in questo caso anche la buona fotografia, che dà il giusto risalto agli aridi luoghi del film. Il resto è quanto di più prevedibile ci si possa attendere dal genere, con il classico finale telefonato e un susseguirsi di esplosioni e combattimenti senza fiato. Guasta un po' la forzata retorica, che compare per la prima volta così accentuata nella saga, ma a giudicare Rambo III per quello che è, un prodotto d'azione senza altre ambizioni di sorta, non si può rimanere poi così delusi.



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