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Ragazzi miei

25/06/2010 11:00

Angela De Angelis

Recensione Film,

Ragazzi miei

Spesso sono le piccole storie quelle che lasciano un segno più profondo nel nostro cuore...

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Spesso sono le piccole storie quelle che lasciano un segno più profondo nel nostro cuore. Come quella del nuovo film di Scott Hicks (Shine – Cuori in Atlantide), che fotografa con immensa naturalezza e delicato realismo la vicenda di un uomo alle prese con i suoi due figli dopo la morte della moglie.


Basato sull’omonimo romanzo The Boys are back di Simon Carr, la pellicola racconta appunto della vicenda realmente accaduta di un uomo rimasto vedovo, Joe Warr (Clive Owen), che deve non solo metabolizzare il dolore per la prematura scomparsa della moglie a causa di un cancro, ma anche cercare di crescere il loro figlioletto di sei anni, Artie (Nicholas McAnulty), nello sconfinato territorio australiano, dove anche il supporto dei nonni è troppo lontano quando serve. Barcamenandosi tra le mille difficoltà quotidiane, Joe cerca di far superare il trauma anche al piccolo, oltre che a se stesso, aiutato dai genitori di lei, anch’essi sconvolti dal dolore. Come se non bastasse, fa la sua comparsa anche Harry (George Mackay), figlio adolescente di Joe, nato dal suo precedente matrimonio, che arriva a fargli visita dall’Inghilterra e porta con sé il bagaglio emotivo di un adolescente alla ricerca di un rapporto col padre assente. I tre cercano di coordinarsi e andare d’accordo, impegnandosi a fondo per sentirsi una vera famiglia, e per farlo, Joe decide di buttarsi alle spalle convenzioni e stereotipi adulti su come crescere i figli, provando invece ad incanalare emozioni e desideri dei due, soprattutto di Artie, assecondandoli e vivendo all’insegna della libertà e della mancanza di regole fisse. Alla fine, sarà proprio questo agire col cuore e non con la testa, che premierà il padre e gli farà conquistare il cuore e la serenità dei figli.


Sapientemente in equilibrio tra fluidità del racconto e dramma dei personaggi, Hicks non cerca la commozione, ma fa un’analisi lucida e realistica del rapporto fra i tre uomini sulla scena. La suggestiva bellezza del film trova il suo corrispettivo nei paesaggi e nei colori d’Australia, le cui atmosfere vengono sfruttate per enfatizzare empatia ed emozioni della vicenda. Clive Owen è qui alle prese con un ruolo non facile, imperniato su un lavoro di mimica facciale e intensità di sguardi di certo diverso da come ci siamo abituati a vederlo. Joe è un padre, ma è anche un marito, che per primo viene lacerato dalla perdita della donna che ama, e che continua a vedere come reale nei momenti più difficili. La presenza del giovane figlio adolescente acuisce il suo senso di impotenza, ma anche la sua determinazione nel riuscire a riafferrare le redini della loro vita. Il giovane Harry è interpretato da George Mackay, già visto ne I giorni del Coraggio con Daniel Craig, che convince e conquista nella rappresentazione del delicato figlio inglese di Joe, così diverso dal fratellastro Artie. Le sue buone maniere e i lineamenti delicati, sono utilizzati dal regista come contrasto emozionale e dinamico nella realizzazione delle scene col padre e il fratello. L’iniziale senso di inadeguatezza di Harry si scioglierà pian piano in una voglia di appartenenza, e sarà questa che decreterà la risoluzione finale della vicenda.


Sono un ottimo contorno anche le presenze femminili del film. La nonna Barbara (Julia Blake), la madre Katy (Laura Fraser) e l’amica Laura (Emma Booth), fanno, una volta tanto, da sfondo ad una storia tutta al maschile, che si nutre di sensibilità e delicatezza, e che ha quindi bisogno del supporto di queste figure, ora rassicuranti ora provocatrici, per poter mitigare l’impulsività e delineare i tratti della relazione tra le tre personalità maschili. Ma il ruolo chiave di tutta la narrazione è affidato al piccolo Artie (Nicholas McAnulty), che scandisce tempi ed emozioni del genitore e che interagisce con Owen alla perfezione: un bambino mesto e frastornato ed un padre impaurito dalle sue reazioni, ma con la voglia di aiutarlo a crescere su tutti i fronti. Distribuito da Walt Disney Pictures, Ragazzi Miei piacerà tanto ai piccoli spettatori quanto ai grandi, ed è dedicato a tutti quelli che credono nelle sfide con se stessi, a chi crede nelle relazioni personali come momento di crescita e riflessione interiore, e a chi vuole ancora sentirsi bambino senza però essere infantile.


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