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Butterfly Zone – Il senso della farfalla

29/06/2010 11:00

Marco Papaleo

Recensione Film,

Butterfly Zone – Il senso della farfalla

“Il senso del film sta in un sorso di vino...

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“Il senso del film sta in un sorso di vino. Facile come berlo. Sorprendente come ritrovarsi nell'aldilà. Da vivi”. Queste le parole del regista e sceneggiatore Luciano Capponi per presentare il film al pubblico e alla stampa. Capponi, attivo nel mondo dello spettacolo da più di quarant'anni, è alla sua prima prova cinematografica, dopo molteplici esperienze come musicista, attore di teatro e autore televisivo, nonché regista teatrale e per la tv. Un artista a tutto tondo, dunque, deciso, con Butterfly Zone, a proporsi al pubblico cinematografico con una storia fresca e originale, squisitamente fantasy come, purtroppo, quasi mai se ne vedono sugli schermi nostrani.


L'ipocondriaco Vladimiro (Pietro Ragusa), visitando la casa del padre ormai morto, trova in cantina un particolare tipo di vino, il “Caresse de Roi” che una volta assaggiato, lo trasporta in una terra di confine fra il mondo dei vivi e quello dei morti. Insieme all'amico Amilcare (Francesco Martino) si addentra sempre più nell'oltretomba, incontrando bizzarri personaggi e riportando sul nostro piano di esistenza il killer seriale Nicolaj Savicevich. L'interessamento alla vicenda di servizi segreti deviati e di una strana setta mette sempre più in pericolo le vite dei due amici, oramai in bilico tra la vita e la morte... ma qual è la vera differenza, in fondo?


Butterfly Zone rappresenta un gradito esperimento di fantasy all'italiana, genere una volta fiorente (seppur spesso contagiato da venature horror), ora praticamente abbandonato a se stesso in favore della commedia più o meno impegnata. Già questo sarebbe un punto a favore di Capponi, il quale tenta inoltre di conciliare le diverse anime del cinema, del teatro e della televisione in uno sforzo visivo e immaginario di tutto rispetto. Il cast è convincente, con i due protagonisti interessanti e in parte, un inedito Francesco Salvi nel ruolo di padre-spirito guido e un'ancora più impensabile Barbara Bouchet in versione “Mangiafuoco dell'aldilà”. Quello che inficia l'opera, tuttavia, è il nocciolo fondamentale della sceneggiatura, fin troppo pretenziosa e, soprattutto, confusionaria. La carne al fuoco, arrivati verso la fine, è fin troppa, mentre le spiegazioni latitano, rendendo Butterfly Zone un incrocio mal riuscito fra un serial alla Ai confini della realtà e X-Files, con echi di classici del teatro e della letteratura a rendere il tutto più interessante, ma anche più confuso. E a poco è servito il rimontaggio (rispetto al director's cut presentato l'anno scorso) di fronte ad una trama con buchi fin troppo vistosi. Un'ottima occasione per la rinascita del cinema di genere nostrano, andata purtroppo sprecata sotto l'eccessiva – e forzata – autorialità del soggetto.



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