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Orgoglio e Pregiudizio

03/07/2010 11:00

Antonella Sugameli

Recensione Film,

Orgoglio e Pregiudizio

È curioso notare come opere di carattere autobiografico spesso riescano a creare nella finzione letteraria una realtà parallela in cui è possibile riversare il

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È curioso notare come opere di carattere autobiografico spesso riescano a creare nella finzione letteraria una realtà parallela in cui è possibile riversare il proprio triste vissuto sublimandone, lietamente, il finale. Il film Orgoglio e pregiudizio nasce dall’omonimo romanzo di Jane Austen. L’autrice rimase nubile fino alla fine dei suoi giorni e molte delle sue opere apparvero al loro esordio in anonimo o con diversi pseudonimi. Eppure, nonostante una vita di solitudine e letteratura, le protagoniste dei suoi romanzi spiccano per sagacia, intelligenza e sfrontatezza e il finale a cui sono destinate è sempre roseo. Impossibile, in questo adattamento di Joe Wright, non farsi trascinare dalla sceneggiatura, opera di Debora Moggach, brillante e assolutamente accattivante nel garbo, nei modi e nello stile. L’ intreccio amoroso è costruito ad arte, alternando sentimentalismo e humor e ogni personaggio traccia un segno nella memoria, destinato a permanervi a lungo.


Elizabeth Bennet (Keira Knightley) è una ragazza indipendente e solitaria. Sicura di sé quanto basta per capire che gli uomini sono tutti uguali e che solo il vero amore porta al matrimonio, ragion per cui, è destinata a rimanere zitella. È dotata di senso critico e di una lingua pungente, tanto da definire passabile Mr Darcy (Mattthew Mac Fadyen) ricco possidente inglese. La famiglia attorno a cui ruota l’intera vicenda è assai variegata. Mr Bennet è uomo garbato e alquanto silenzioso “i cui nervi della moglie sono suoi vecchi amici da più di vent’anni”. Mrs Bennet, tanto ambiziosa quanto volgare, nella sua ostentata mediocrità non perde né luogo né occasione per sistemare le figlie, la cui rendita annuale è la sua sola preoccupazione. Non mancano i cavalieri in armi e in amore, che con il loro temperamento apollineo o saturnino, tentano di fare breccia nel cuore delle giovani designate.


Seppure il ritmo incalzante verso la fine si perda in pusillanimi divagazioni, nella parte iniziale e centrale, la pellicola non perde il valore d’insieme, confermando la sua riuscita sul piano cinematografico, oltre che letterario. Di importanza fondamentale, appare il ruolo svolto dalla scelta del cast, specialmente in pellicole maturate al sole di un romanzo di successo. Keira Knightley e Mattthew Mac Fadyen con il loro antitetico modo di sentire l’amore, finiscono per ritrovarsi molto simili. Ribelle ed ostinata lei e sfrontato e cinico lui: una durezza formale in cui si cela una profonda inquietudine interiore. I protagonisti creano situazioni dialogiche assolutamente apprezzabili, in cui è impossibile non notare l’influenza del romanzo nello script e allo stesso tempo vestono naturalmente i panni vittoriani di cui sono abbigliati. La scoperta del sentimento che ognuno nasconde a se stesso e all’altro è il maggior indice di suspence. La verve romantica dello script si ripercuote nella fotografia: i caldi primi piani e i paesaggi da sogno si alternano, dando vita a piccoli album di suggestiva arte visiva. La sequenza dell’alba, cara al direttore della fotografia così come al regista, segna l’inizio e la fine del lungometraggio in una così detta ring composition. Ovvero crea un cerchio tra l’aspettativa iniziale dello spettatore e la sorpresa finale, in cui l’oggetto ed il soggetto della rappresentazione è simbolicamente il sorgere di un nuovo giorno. Il momento del disvelamento affettivo è il luogo cinematografico, in cui la costruzione del racconto dipana le sue intricate maglie e, finalmente, i personaggi escono allo scoperto del textum e si rivelano alla luce tenue dell'aurora.


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