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le parti noiose tagliate

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Splice

26/07/2010 10:00

Marco D'Amato

Recensione Film,

Splice

Il Canada ama la “nuova carne”...

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Il Canada ama la “nuova carne”. Vincenzo Natali (Cube) si mette sulla scia del connazionale David Cronenberg con questo Splice, horror fanta(?)scientifico che spicca il volo partendo da due dei temi più cari al regista di Videodrome: l’abuso tecnologico alla base della nascita di nuove forme di vita e una tensione sessuale latente sempre sul punto di esplodere.


Clive Nicoli (Adrien Brody) ed Elsa Kast (Sarah Polley) sono una coppia di scienziati incaricati di sintetizzare una nuova proteina per nutrire gli animali; la ricerca sfugge loro di mano quando decidono segretamente di mischiare DNA di varie specie animali con quello umano. Il risultato è un essere ibrido a cui danno il nome di DREN: la necessità scientifica di studiare un “fenomeno” in grado di rivoluzionare la storia dell’umanità ha la meglio sulla ragione che consiglierebbe di sopprimere DREN.


Come in Cube, Natali è bravo a indagare le reazioni e i comportamenti degli uomini messi di fronte a qualcosa che non riescono a comprendere e governare: l’amore quasi materno di Elsa che si tramuta poi in diffidenza e violenza quando la creatura non risponde più ai comandi, lo scetticismo di Clive che lascia spazio prima all’affetto, poi a un disgustoso desiderio sessuale. Notevole anche la caratterizzazione di DREN, della sua crescita fisica e intellettiva, del suo bisogno di affetto, della sua graduale presa di coscienza delle sue capacità (la coda, le ali), della sua natura caratterizzata da slanci di particolare dolcezza come di lampi di violenza irrefrenabili. L’idea del film è di ben dieci anni fa e se è vero - come dice Natali - che ora ha avuto mezzi decisamente più potenti a disposizione per creare ciò che voleva, è anche vero che in questi anni l’idea alla base del film ha un po’ perso la sua forza, diventando quasi “normale” e abusata, rendendo lo sviluppo della vicenda piuttosto prevedibile e privo di sussulti, fino al finale ampiamente preventivabile. E la produzione fin troppo leccata fa perdere quella sensazione di morbosità e decadimento che avevano reso grandi i lavori di Cronenberg. Ottima comunque la prova degli attori e bella l’idea di affidare la parte di DREN a un’attrice in carne e ossa (Delphine Chaneac) su cui sono state innestate varie protesi. Molto indovinata anche la scelta della location dove si svolge la seconda parte del film, un’abbandonata fattoria in campagna con interni ed esterni ideali per permettere a DREN il maggior numero possibile di azioni e movimenti.



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