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Nightmare 3 - I guerrieri del sogno

04/08/2010 11:00

Marco Filipazzi

Recensione Film, Film Horror, nightmare,

Nightmare 3 - I guerrieri del sogno

Nightmare 2 – La rivincita, grazie soprattutto all’eccelsa scia lasciata dal primo episodio, riuscì a mietere discreti incassi, ma nonostante ciò fu tutt’altro

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Nightmare 2 – La rivincita, grazie soprattutto all’eccelsa scia lasciata dal primo episodio, riuscì a mietere discreti incassi, ma nonostante ciò fu tutt’altro che apprezzato sia dalla critica, sia dal pubblico che non gradì particolarmente l’idea di trasporre le imprese di Freddy nella realtà.


Visto lo sdegno suscitato, la New Line Cinema si adoperò in fretta per cercare di salvare la sua gallina dalle uova d’oro e riportare Freddy sui binari originari. Fu così che venne messo in cantiere Nightmare 3 – I guerrieri del sogno. Per garantire maggiore qualità e incitare il pubblico a riempire le sale, la New Line si rivolse nuovamente a Wes Craven, creatore del personaggio e della serie, il quale delegò la regia a Chuck Russell (Blob e The mask), ma mettendo egli stesso mano alla sceneggiatura. Ad affiancare Craven nel difficile compito di imbastire una nuova storia dell’orco di Elm Street, oltre che Bruce Wagner e lo stesso Russell, troviamo Frank Darabont, il quale conoscerà la fama anni dopo come regista e sceneggiatore di splendidi adattamenti kinghiani quali Le ali della libertà, Il miglio verde e The mist. La storia, ambientata sei anni dopo i primi accadimenti del primo Nightmare, crea una continuity diretta con il capitolo del ’84, escludendo dalla storyline il secondo, disastroso film.


Weston Hill, istituto di igiene mentale. Un gruppo di ragazzi hanno il medesimo incubo ricorrente in cui un uomo dal voto ustionato, con lame al posto delle dita, cerca di far loro la pelle e impadronirsi delle loro anime. Ovviamente nessuno crede a questa storia, sostenendo che gli incubi non sono altro che riflessi inconsci delle nostre paure, ma l’arrivo della dottoressa Thompson (Heather Langenkamp) cambierà le cose.


Nightmare 3 – I guerrieri del sogno si rivelò un successo. Il merito, oltre che dell’eccellente cast tecnico sopracitato, va anche al cast artistico, decisamente degno di nota. Oltre all’ormai consolidato Robert Englung, fa piacere ritrovare sullo schermo Heather Langenkamp e John Saxon che riprendono i rispettivi ruoli di padre e figlia, affiancati da Craig Wasson (Omicidio a luci rosse, 1984) ovvero il Dr. Neil Gordon, la debuttante Patricia Arquette nei panni della protagonista Kristen Parker e Laurance Fishburne che qui interpreta l’inserviente Max. Ma non è solo il cast quello che sbalordisce: il film, pur riportando Freddy nella sua originaria dimensione onirica, è tutt’altro che una fotocopia del primo capitolo e va oltre il mero slasher. L'originalità del terzo capitolo si avverte sia sul piano scenografico/visivo, suggellato anche dalle suggestive musiche di Angelo Badalamenti (la serie tv Twin Peaks), sia dal punto di vista della sceneggiatura. Basti pensare a Kristen, in grado di risucchiare le persone nei propri sogni, l’Hypnocil, il farmaco che non fa sognare, l’introduzione della figura di Suor Mary Helena e la maggior contestualizzazione del personaggio di Krueger fino al cardine del film, ovvero il concetto dei guerrieri del sogno (ispirato alle teorizzazioni oniriche dello sciamano peruviano Castaneda) e della plasmabilità della dimensione onirica. Questo, infatti, è anche il primo episodio in cui Freddy trasmuta il proprio corpo, da serpente a infermiera, da televisore a marionetta arrivando ad ammiccare agli scheletri de Gli Argonauti di Ray Harryhausen. Krueger diventa metamorfico nella forma ma non nella sostanza, rivelandosi un boogeyman spietato e goliardico, tormentando le vittime prima di ucciderle, irrorandole con affilato black-humor. La moltitudine di trovate (davvero troppe per essere elencate tutte), i personaggi ben delineati e il ritmo serrato della narrazione fanno di Nightmare 3 – I guerrieri del sogno il migliore capitolo della saga, superiore persino al primo episodio, sancendo definitivamente la consacrazione di Freddy Krueger a icona pop.



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