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Nightmare - Nuovo incubo

06/08/2010 11:00

Marco Filipazzi

Recensione Film,

Nightmare - Nuovo incubo

Era il 16 Novembre 1984 quando A nightmare on Elm Street approdò nelle sale cinematografiche americane (in Italia si sarebbe dovuto attendere l’anno successivo)

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Era il 16 Novembre 1984 quando A nightmare on Elm Street approdò nelle sale cinematografiche americane (in Italia si sarebbe dovuto attendere l’anno successivo). Il protagonista, Frederick Charles Krueger, grazie alla sua carica carismatica si sedimentò subito nell’immaginario collettivo. Il successo fu globale tanto da riservare alla casa di produzione, la New Line Cinema, al creatore Wes Craven, e all'interprete principale, Robert Englund, fama mondiale. Ne seguirono cinque sequel e una serie tv, durante i quali Freddy Krueger venne gradualmente snaturato da boogeyman assassino a macchietta comica che uccideva a suon di battute, travestimenti burleschi e gag. Quest’idillio durò per sette anni, fino al 1991, anno di Freddy’s dead: the final nightmare che sancì, causa la ripetitività degli script e incassi non più soddisfacenti, la morte di un'icona. Ma tutti, dai dirigenti della New Line ai fans più accaniti, sapevano che quello non era un vero e proprio addio. Alla vigilia del primo decennio di vita di Freddy, Wes Craven tornò a bussare alle porte della New Line con tutte le intenzioni di dare alla sua creatura una degna sepoltura e ai fans un ultimo viaggio nel tenebroso mondo onirico in cui erano felici di crogiolarsi.


Conscio dello status simbol raggiunto dall’orco di Elm street e del fatto che tutti, bambini compresi, conoscevano Freddy Krueger, Craven non tenne conto dell’operato degli altri cineasti. Nightmare – Nuovo incubo ripropone il cast del primo film trapiantato nella realtà quotidiana di Hollywood, immaginando cosa succederebbe se Freddy (il sadico delle origini, privo di fronzoli e battute piacione) si materializzasse come un incubo vero e proprio, perseguitando Heather Langekamp (la Nancy Thompson del primo Nightmare) e suo figlio Dylan (Miko Hughes). Nei panni di se stessi ritroviamo, oltre alla Langekamp, anche John Saxon e Robert Englund (che appare anche come Freddy) oltre che il produttore Robert Shaye e lo stesso Craven.


Insomma, non l’ennesimo sequel fotocopia, ma una reinvenzione totale del personaggio; un meta-film che sembra una sorta di Effetto notte in versione horror, sottile gioco a incastro che si dipana attraverso tre diverse dimensioni: la prima è la realtà quotidiana, spaccato della metà degli anni ’90 ancora nell’ombra di Freddy visto come iconografico antieroe (i bambini con indosso il suo costume, i quadri alla Warhol con il suo volto sfigurato). La seconda è la dimensione hollywoodiana, in cui gli attori sono rimasti impigliati dall’inaspettato successo (Robert Englund e Heather Langekamp per primi, riconosciuti ovunque come le star del primo Nightmare). Infine c’è la dimensione onirica che domina le altre, influenzandole in maniera più o meno conscia.


Diverse solo le chiavi d’interpretazione della pellicola: c’è quella religiosa, che annovera Freddy come demone malvagio, tant’è che lo stesso Craven lo definisce come “un’entità antica, il cui scopo è di uccidere l’innocenza” (qui rappresentata dal figlio della Langenkamp, Dylan). Molti sono i parallelismi con L’esorcista di Friedkin, film cardine della cinematografia demoniaco-religiosa (al punto che ne è stato pure scritto un saggio: Wes Craven – Il buio oltre la siepe, di Danilo Arona, ed. Falsopiano). L’altra chiave di lettura è quella fiabesca, con la reinterpretazione di Krueger come moderno orco/strega che rapisce i bambini se non obbediscono ai propri genitori. Svariati gli elementi che suggellano questa tesi, dalla scia di pillole del sonno che ammiccano alle molliche di pane di Pollicino, allo stesso finale del film, con Freddy arso vivo dentro una fornace, forte richiamo all’epilogo di Hansel e Gretel. Come già detto, Nightmare – Nuovo incubo ha il pregio di reinventare il personaggio e dargli una degna sepoltura, ma purtroppo non riscosse il successo sperato (appena 18 milioni di dollari, l’incasso più basso della saga) suscitando lo sdegno di gran parte dei fans salvo poi venir rivalutato negli anni a seguire. Per Freddy era infine giunto il momento di appendere gli artigli al chiodo.



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