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Fantasmi

11/09/2010 10:00

Marco Filipazzi

Recensione Film,

Fantasmi

Don Coscarelli, italiano di origine ma statunitense di naturalizzazione, si è guadagnato con gli anni la fama di Master of Horror al punto da riuscire a far par

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Don Coscarelli, italiano di origine ma statunitense di naturalizzazione, si è guadagnato con gli anni la fama di Master of Horror al punto da riuscire a far parte di quei 13 registi che rientravano nell’omonimo progetto tv guidato da Mick Garris, al pari di illustri assi del genere come Argento, Carpenter, Dante e Miike. Era il 1977 quando l’allora ventenne regista decise di girare un horror con alcuni amici, durante i fine settimana, fatto con pochi soldi (per modo di dire dato che il budget era di 300.000 dollari) ma tante idee e passione. La versione italianizzata del titolo è Fantasmi ma, insieme ai vari sequel (all’attivo ce ne sono tre, ma si vocifera da tempo di un possibile quinto episodio), si è universalmente imposto con il suo titolo originale: Phantasm.


Il tredicenne Mike (Michael Baldwin), dopo la morte dei genitori, vive nella costante paura che anche il fratello maggiore, Jody (Bill Thornbury), lo abbandoni. Un giorno, dopo aver assistito al funerale di un loro amico, Mike nota che il becchino (Angus Scrimm), anziché sotterrare la bara, la carica sul carro funebre e la porta via. Il ragazzo inizia così a indagare.


L’incipit di Fantasmi, per quanto classico sia (due ragazzi che fanno sesso in un cimitero di notte) risulta efficace e brilla di originalità soprattutto nell’ultimo fotogramma, riuscendo a suscitare curiosità nello spettatore. Tutta la parte iniziale del film è carica di suggestioni visive e musicali che, unite a una frammentarietà narrativa (spezzoni di vita quotidiana che si mischiano a flashback) e alla messa in scena di alcuni personaggi al limite del grottesco, arriva a sfiorare le corde di certi film di Lynch. Con il crescere della vicenda, l’apparente slegatura degli eventi assume una sua integrità, decisione dettata più dalle esigenze che da una vera e propria scelta narrativa dal momento che il montaggio iniziale di Coscarelli superava le tre ore, poi accorciato per ovvie ragioni.


Nel 1979, al momento dell’uscita, il film rastrellò in patria la bellezza di 15 milioni di dollari, catapultandolo dell’olimpo dei cult. Oggi Fantasmi ha perso molto del proprio fascino, ma alcune scelte stilistiche hanno il pregio di conservare una forte carica suggestiva, specialmente nelle sequenze in cui compare il villan, Tall man (nella versione italiana tradotto come Uomo alto alto). Altro merito da annoverare è la capacità visionaria di Coscarelli di riuscire ad anticipare molte tematiche che poi ritorneranno prepotentemente nella maggior parte dei prodotti di genere del decennio successivo: in questo senso Fantasmi fa quasi da precursore introducendo come protagonista un ragazzino e narrando la vicenda attraverso i suoi occhi di fanciullo. Molto forte e nemmeno troppo celata la metafora che si cela dietro la vicenda: Tall man visto come il corrispettivo della Morte, attraverso la cui sconfitta il giovane Mike riuscirà finalmente a esorcizzare i propri demoni e a superare il trauma del lutto dei genitori. Una sorta di rito d’iniziazione, di passaggio all’età adulta, tematica estremamente cara a Coscarelli, che la porterà avanti negli anni a seguire, sviscerandola nella sua fiorente filmografia.


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