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Resident Evil: Afterlife

15/09/2010 11:00

Valerio Ferri

Recensione Film, Speciale Videogiochi, resident-evil, film-videogiochi,

Resident Evil: Afterlife

A otto anni dal primo episodio tornano sul grande schermo i protagonisti del survival horror più acclamato della storia, trasformato ormai in un media franchise

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A otto anni dal primo episodio tornano sul grande schermo i protagonisti del survival horror più acclamato della storia, trasformato ormai in un media franchise che si appresta a diventare il leader indiscusso del mercato per molto tempo, almeno in tema di marchi videoludici. Si dovrebbe parlare di quarto episodio, visto e considerato il cliffhanger del terzo, ma il regista e produttore dell’intera saga Paul W.S. Anderson ha già annunciato che questo sarà l’inizio di una nuova trilogia, basata naturalmente sul fenomeno 3D. Ad ogni modo, il nuovo capitolo segna il ritorno (e le new entry) di quelli che vengono considerati i personaggi più cari ai fans del videogioco, tra cui Claire Redfield (Ali Larter), il fratello Chris (il sempre imprigionato Wentworth Miller), il cinico Wesker (Shawn Roberts) e l’ammaliante Jill Valentine (Sienna Guillory), quest’ultima in una particina esigua ma rilevante. Non poteva mancare Alice (Milla Jovovich), la protagonista dell’intera saga. Insomma, l’attrattività sarebbe già alta di per sé grazie ai fanatici della serie, figurarsi con l’ingresso di un 3D modernissimo (stesse tecniche di Avatar) e acrobazie alla Matrix, condite dal canonico contesto horror a tratti claustrofobico.


L’Umbrella Corporation è una multinazionale impegnata nel campo farmaceutico e in quello della difesa, seppur da tempo si dedichi a esperimenti clandestini sull’ingegneria genetica e la biologia molecolare. La società è riuscita a mettere a punto un virus terrificante che avrebbe dovuto portare alla crescita esponenziale delle capacità fisiche dell’individuo, ma la sua involontaria distribuzione ha provocato effetti devestanti e imprevedibili, trasformando la popolazione mondiale in un esercito di non-morti. Alice, un ex agente dell’Umbrella, sembra essere l’unica portatrice di un DNA in grado di controllare gli effetti del virus e sfruttarne le potenzialità. Decide così di dare la caccia a Wesker, il capo dell’organizzazione. L’inibizione delle cellule virali durante uno scontro col nemico la priva nuovamente dei suoi poteri, ma il ritrovamento di vecchi amici e l’incontro con alcuni sopravvissuti potrebbe rivelarsi decisiva.


Il prodotto ha tutte le carte in regola per sfondare al botteghino, è inutile nasconderlo. D’altra parte, come già successo con le ultime innovazioni tecnologiche, le pellicole sfornate dalle grandi majors sembrano sempre più cinicamente orientate verso una massimizzazione del valore, attraverso strategie di posizionamento che anticipano ormai di regola l’ideazione stessa del film. Se, come al solito, resta difficile parlare di qualità in termini assoluti e oggettivi, non si può negare il fatto che la pellicola non brilli certo per originalità, a cominciare dal plot, per finire con scenografie ed effetti speciali. Tuttavia la delusione dei fans nostalgici della saga è scoppiata già da tempo, quando i creatori del videogioco hanno deciso di puntare su un target più fresco e più appetibile, abbandonando il vecchio segmento ormai avviato verso l’età adulta e focalizzandosi su giovani consumatori spendaccioni, amanti dell’azione spettacolare e della verticalità esplosiva. Così è stato anche per la trasposizione cinematografica, che già dal primo episodio non mostrava molte affinità con il medium originale, ma manteneva ancora un intreccio parzialmente coinvolgente. La struttura del nuovo Resident Evil è un’accozzaglia di dialoghi scialbi e melensi, dalla trama estremamente prevedibile e contraddittoria, a tratti nauseante per lontananza dalla realtà. Non è casuale che riprenda molti degli elementi presenti negli ultimi due capitoli per console. I grandi nomi dei personaggi sono solo uno specchietto per le allodole, nel tentativo di attirare anche i fans storici - seppur senza il minimo tentativo di conferirgli un’anima vagamente richiamante quella dei titoli videoludici. Passi la volontà di far sopravvivere in tutti i modi un brand storico e sfruttarne a pieno le potenzialità – anche ricorrendo a contenuti ed effetti speciali triti e ritriti – ma che ne è di chi, come (vecchio) appassionato, ha contribuito a portarlo così in alto?


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