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Fratelli in Erba

19/09/2010 11:00

Valerio Ferri

Recensione Film,

Fratelli in Erba

Visti i tempi, potremmo chiamarla la tragicommedia degli opposti, delle contraddizioni e dell’assurdo, ma con i piedi incredibilmente per terra per aderenza all

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Visti i tempi, potremmo chiamarla la tragicommedia degli opposti, delle contraddizioni e dell’assurdo, ma con i piedi incredibilmente per terra per aderenza alla realtà. In meno di due ore lo spettatore viene investito all’improvviso da filosofia, sesso, amicizia, religione, amore, morte, in maniera ironicamente (e tragicamente) anticonvenzionale. Il regista e sceneggiatore Tim Blake Nelson – vita da caratterista con un paio di esperienze dietro la macchina da presa – sembra aver trovato finalmente l’alchimia vincente, grazie anche ad un Edward Norton stupefacente nella doppia parte dei due fratelli protagonisti. Quando si sceglie di investire su un complesso patchwork di idee e stili il risultato non è mai scontato, figurarsi nell’era dei cinici calcoli del marketing cinematografico. Tutto è cominciato dal libro di poesie omonimo di Walt Whitman, un inno alla democrazia e all’immortalità, sopravvissuto e rafforzatosi attraverso il dolore e la sofferenza durante la guerra di Secessione americana. Della raccolta è stato carpito in pieno lo spirito, una fonte d’ispirazione insolita che ancora una volta non è stata brutalmente recepita dai distributori italiani, stravolgendola con un titolo rinnovato e volto a cogliere soltanto un aspetto banale della trama.


Bill e Brady sono due fratelli gemelli provenienti da una famiglia umile di origini contadine dell’Oklahoma. Il destino che li ha uniti alla nascita sembra però riservargli due strade completamente diverse. Mentre il primo percorre una brillante carriera accademica come insegnante di filosofia classica, il secondo è costretto ad arrangiarsi come può nella terra natia, dando vita ad una coltivazione high-tech di marijuana. I prevedibili guai di Brady con la concorrenza, con la legge e con la madre mandata a vivere in un ospizio, lo spingono a trovare un escamotage nel tentativo di far tornare Bill da New York e sfruttarne la perfetta somiglianza per i suoi fini. Nonostante le difficoltà e le perplessità iniziali, dovute al disperato tentativo di dare un’impronta razionale ed etica alla propria esistenza, Bill si ritroverà a fare i conti con il proprio bizzarro passato. In un mondo tanto sconclusionato quanto concreto, dove perfino vita e morte possono coesistere, si può essere involontariamente risucchiati da un ordine caotico inaspettato e incomprensibile, che a volte può diventare il miglior compagno di viaggio per ascoltare se stessi.


Cercando di scomporre e analizzare le numerose parti del quadro che compongono il film, si può facilmente apprezzare la cura dedicata a ogni singolo elemento. Mai come in questo caso però vale il principio secondo il quale la somma funzionale delle parti è decisamente superiore a quella delle singole componenti. Una discreta sceneggiatura, un eccellente interprete protagonista e delle buone musiche possono dar vita a un ottimo involucro, quanto basta per costruire un biglietto da visita che attiri gli appetiti degli spettatori. Però, ciò che permette di fare il salto di qualità e conferire sostanza ai contenuti è sempre ben altro, spesso di difficile identificazione. A volte sono dei dettagli, altre volte può essere una semplice intuizione che permette di trasmettere qualcosa di originale e davvero comunicativo. L’alone creativo che permea l’atmosfera di Fratelli in Erba è una continua sorpresa, che emana soprattutto una fragranza di umanità e concretezza, con un pizzico di casualità in grado di valorizzare e spegnere allo stesso tempo qualsiasi velleità artisticamente fantasiosa. Il risultato, come è giusto che sia, può piacere o non piacere. Quello che conta è che stavolta la qualità prevale sulla quantità. Chi paga il biglietto è libero di sentirsi finalmente spettatore e non consumatore. E c’è di più: il film di Nelson è il trionfo delle idee e del piacevole rischio di fare cinema con una passione autentica e tangibile, seppur a volte poco redditizia.


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