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Resident Evil

20/09/2010 11:00

Marco Papaleo

Recensione Film, Speciale Videogiochi, resident-evil, film-videogiochi,

Resident Evil

La generazione di videogiochi nata sulla prima PlayStation Sony è stata foriera di una nuova intesa fra cinema e videogiochi, grazie alle nuove potenzialità tec

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La generazione di videogiochi nata sulla prima PlayStation Sony è stata foriera di una nuova intesa fra cinema e videogiochi, grazie alle nuove potenzialità tecniche. Gli esperimenti di cinematografia portati avanti sulle console della generazione immediatamente precedente hanno infine portato i loro frutti, grazie a giochi pensati come veri film interattivi: basti pensare ad alcune fortunate saghe come Metal Gear Solid o Silent Hill. Potremmo quasi azzardare, tuttavia, che il punto di svolta sia stato Resident Evil (Bio Hazard in Giappone), titolo horror sviluppato dalla nipponica Capcom ispirandosi ai classici del terrore americani e in particolare ai film del maestro del genere George Romero. Nell'isolata e cupa cittadina americana di provincia Raccoon City avvengono misteriose sparizioni ed efferati omicidi. Una squadra speciale inviata sul posto è letteralmente scomparsa nei pressi di una isolata magione: una seconda squadra scelta viene inviata sul posto, solo per scoprire che la villa nasconde gli orribili segreti di una multinazionale, la “Umbrella Corporation”. L'enorme successo della serie di videogiochi ha infine portato, nel 2002, alla realizzazione di una trasposizione cinematografica, ad opera del regista e sceneggiatore Paul S.W. Anderson, che già aveva fatto bene con il suo Mortal Kombat, nel 2005, raro (all'epoca unico) esempio di buona pellicola tratta da un videogioco.


Alice (Milla Jovovich), una giovane donna in preda ad amnesia, si risveglia, sola e confusa, in un'enorme magione in preda a ricordi di una vita di cui non c'è quasi traccia nella sua testa. Neanche il tempo di fare mente locale che si ritroverà, assieme ad un gruppo paramilitare, ad un malcapitato poliziotto e al suo sedicente marito, a discendere nell'Alveare, misterioso laboratorio segreto custodito nelle profondità della terra appena sotto alla villa. Nelle ultime ore, un virus sperimentale è sfuggito al controllo e gli avanzatissimi sistemi di sicurezza della Umbrella Corporation hanno ucciso tutti gli impiegati della struttura: ad Alice e agli altri il compito di investigare su quanto è successo, proprio mentre il virus ha trasformato tutti gli esseri viventi della zona in creature simili a zombie...


Perché Anderson non abbia utilizzato plot e personaggi originali del videogioco, nella sua prima trasposizione filmica della saga di RE, rimane un mistero: il materiale di base infatti era talmente buono che bastava solo accortezza nella realizzazione, appoggiandosi al videogioco per trama, ambientazioni e personaggi, per realizzare un sicuro successo nel cinema di genere. Invece Anderson tenta l'impervia strada della personalizzazione, tenendo cari solo alcuni concetti cardine e rendendo il tutto molto più simile ad un film di fantascienza che non ad uno zombie-horror vecchia maniera. Il film segna la definitiva consacrazione di Milla Jovovich come eroina d'azione, nei panni della bella e decisa Alice, personaggio inesistente nel videogioco ma che riesce comunque a far breccia nel cuore degli appassionati. Ne esce fuori un film ben realizzato sotto molti aspetti, nonostante una computer grafica stranamente sottotono (essendo una pellicola tratta da un videogioco, e per di più sotto l'egida Sony), e capace di tenere alta l'attenzione degli spettatori grazie anche a personaggi forse non originalissimi ma ben caratterizzati. Curioso il fatto che i riferimenti alla Alice di Carroll siano forse più numerosi di quelli al videogioco originale. E il problema, ma questo è opinabile, è forse proprio che con la fonte di ispirazione c'entra davvero poco. Questo non impedisce a Resident Evil di essere uno spettacolo meritevole di visione per ogni fan dei film d'azione, anche in virtù del riuscito mix di generi e situazioni che la pellicola propone.


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