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Il vento che accarezza l'erba

20/09/2010 11:00

Luca Mogini

Recensione Film,

Il vento che accarezza l'erba

Ken Loach gira il suo secondo film a sfondo storico affrontando con coraggio una delle più grandi ferite aperte dell'Inghilterra: la questione irlandese...

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Ken Loach gira il suo secondo film a sfondo storico affrontando con coraggio una delle più grandi ferite aperte dell'Inghilterra: la questione irlandese. Per farlo si appoggia a una coproduzione europea, alla quale hanno partecipato Gran Bretagna, Irlanda, Francia, Spagna e Italia. Ne esce un'opera ambiziosa che si pone quasi come una saga familiare, realizzata con ricchezza di mezzi e attori. Un film crudo, forte e comprensibile, che per le sue immagini e la capacità di colpire gli spettatori è valso al regista la Palma D'oro a Cannes.


1920: l'Irlanda si trova sotto il dominio britannico, le cui brutali truppe di occupazione imperversano per il paese seminando terrore. Demian O'Donovan (Cillian Murphy) è un giovane dottore che dopo aver assistito a due episodi di violenza da parte dei soldati inglesi rinuncia a esercitare in Inghilterra, rimanendo a combattere per la causa repubblicana. Demian si unisce alla milizia capitanata dal fratello Teddy (Pádraic Delaney) e vive la vita del guerrigliero. In carcere incontra Dan (Liam Cunningham), del quale si trova a condividere la visione socialista. Ma la vita nella resistenza è dura, e Demian è costretto anche a dover uccidere a sangue freddo. Con l'arrivo del 1921 e del trattato di pace tra Irlanda e Gran Bretagna le strade dei membri della milizia si dividono, e se Teddy rientra nel sistema con la divisa della polizia militare irlandese, Demian e Sinead (Orla Fitzgerald) decidono di continuare sulla strada dell'illegalità per far valere le ragioni della Repubblica Irlandese.


Il Vento che accarezza l'erba segna il ritorno al film storico di Loach, accompagnato dallo sceneggiatore Paul Laverty in un racconto dove la congiuntura storica diventa metafora di una ricerca di pace ostacolata da poteri politici lontani dalla quotidianità e dagli esseri umani. Le ragioni storiche non sono in questione nel film: l'Inghilterra è l'oppressore e il comportamento dei suoi soldati è grottesco e privo di umanità, fatto salvo per una frase urlata da un capitano militare, che ricorda a Teddy come questi uomini abbiano vissuto l'inferno combattendo sulla Somme. Al manicheismo iniziale fa da contrappunto la confusione derivata dal riconoscimento della sovranità irlandese sotto l'egida britannica. Gli ideali lasciano il passo allo scontro e all'incomprensione, in un inferno senza vincitori ne' colpevoli. Come in Terra e Libertà Ken Loach mostra un microcosmo di ragioni umane calpestate da quelle della politica e della storia. I palazzi del potere entrano nelle vite dei protagonisti solo con brevi note e cinegiornali che annullano qualunque dialogo tra base e vertici. Che siano IRA o governo irlandese, entrambi gli schieramenti si trovano di fronte a ordini freddi e indiscutibili, costretti dalle direttive a uccidere e farsi uccidere in una guerra priva di logica. A scandire i momenti del film una fotografia realistica che non distingue tra la situazione prima e dopo la firma del trattato: case e città sono e rimangono distrutte e la miseria regna sovrana. La recitazione violenta, secca e concisa fa il resto, rendendo vivi e nervosi i personaggi anche nei momenti più didascalici. Il merito va anche ai volti degli attori, tutti di origine irlandese e adatti e pertinenti nel proprio ruolo. Ottima anche l'attenzione al dettaglio storico, grazie a canzoni e riferimenti dell'epoca.


Ken Loach ancora una volta torna ai propri temi, nel tentativo di conciliare il cinema d'autore con l'impegno sociale. Poco importa se la ricerca e la fedeltà storico politica non costituiscono il fulcro principale del film, perché non è questo un argomento che al regista interessi discutere: Loach cerca l'uomo, dietro la storia e la politica, e parla di una guerra sporca in cui tutti sono vittime, molto al di là delle ragioni dei vincitori, chiusi in palazzi troppo lontani dalla vita comune; una lezione che indipendentemente da epoche, avvenimenti e colori, rimane valida.



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