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L'ultimo dominatore dell'aria

22/09/2010 10:00

Tania Marrazzo

Recensione Film,

L'ultimo dominatore dell'aria

Arti marziali, mitologia e tradizione Zen sono gli ingredienti principali de L’ultimo dominatore dell’aria, primo capitolo di una trilogia fantasy scritto, dire

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Arti marziali, mitologia e tradizione Zen sono gli ingredienti principali de L’ultimo dominatore dell’aria, primo capitolo di una trilogia fantasy scritto, diretto e prodotto da M. Night Shyamalan a cui la Paramount Pictures ha affidato l’incarico nel 2007. Il film è ispirato alla fortunata serie d’animazione statunitense Avatar - La leggenda di Aang, vincitrice di diversi premi fra cui un Emmy Award e resa nota in Italia grazie alla messa in onda sul canale tematico Nickelodeon dal dicembre 2005. I quattro elementi primordiali – aria, acqua, terra e fuoco – a cui corrispondono le quattro nazioni che abitano la terra, sono al centro della narrazione e ogni film della trilogia è pensato come se fosse un libro, questo primo capitolo riguarda infatti il libro dell’acqua. Le vicende de L’ultimo dominatore dell’aria vedono protagonista Aang (Noah Ringer), l’avatar, ovvero colui che ha il potere di dominare tutti gli elementi e che avrà il compito di mettere fine al caos generatosi dalla sete di potere e dalla ferocia della nazione del fuoco. Insieme alla dominatrice dell’acqua Katara (Nicola Peltz) e a suo fratello Sokka (Jackson Rathbone), Aang intraprende il lungo percorso per diventare un Avatar a tutti gli effetti, acquisisce nuove abilità, incomincia a prendere consapevolezza di se stesso e a padroneggiare gli elementi.


Anche Shyamalan cavalca l’onda dell’action movie in 3D tanto in voga in questi ultimi anni, vantando un personale creativo davvero invidiabile che vede coinvolti i maghi degli effetti speciali di Avatar (l’Industrial Light & Magic), il direttore della fotografia de Il Signore degli anelli (Andrew Lesnie), il montatore di Titanic, Conrad Buff, e la costumista di Harry Potter e la pietra filosofale, Judianna Makovsky. Se l’effetto tridimensionale è abbastanza sterile e in evidenza in pochissime scene, magistrali sono invece le animazioni e le simulazioni dei quattro elementi in movimento dando vita a sequenze di un fascino tutto particolare e nettamente superiori ai pur ben orchestrati combattimenti wushu. Molto interessante anche la colonna sonora, che sottolinea e intensifica l’epicità dei momenti più importanti.


Dal punto di vista tecnico dunque nulla da dire, i problemi riguardano piuttosto la resa della storia e la sceneggiatura. L’ultimo dominatore dell’aria è un film di intrattenimento che vorrebbe parlare anche di filosofia e religione, che pone alla base i principi costituenti della vita e della materia stessa, con un una sorta di spiritualità echeggiante che viene evocata nel corso di tutta la vicenda ma non riesce mai ad affermarsi. Quello che manca è l’intensità e lo spessore di personaggi che abbiano nella loro profondità, in questo così stretto contatto con il mondo, il loro punto di forza. I dialoghi, l’amicizia, l’amore, gli incontri e gli scontri, tutto avviene troppo velocemente senza dare il tempo alle relazioni di sedimentarsi. Il lungo cammino intrapreso da Aang sembra quasi trasformarsi in una corsa che rende poco credibile il viaggio di formazione. Se è difficile non rimanere ammaliati dalla magica odissea e dai personaggi a cui dà vita Shyamalan, manca però ancora qualcosa. Non resta che aspettare la prossima mossa, quando anche il libro della terra verrà aperto.


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