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Bandiera viola

28/09/2010 11:00

Tania Marrazzo

Recensione Film,

Bandiera viola

Il 5 dicembre 2009 alle ore 14:00 più di un milione di persone si riversano in Piazza della Repubblica a Roma e scuotono l’Italia...

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Il 5 dicembre 2009 alle ore 14:00 più di un milione di persone si riversano in Piazza della Repubblica a Roma e scuotono l’Italia. Si fanno chiamare il “Popolo viola” e chiedono a gran voce una sola cosa: le dimissioni del presidente del consiglio Silvio Berlusconi. La storia ha avuto inizio quando un anonimo blogger col nome fittizio di San Precario ha lanciato il suo personale messaggio di protesta su Facebook, il social network più famoso al mondo, il passaparola della rete ha fatto il resto e in pochissimo tempo un gruppo di utenti si è trasformato in un movimento che ha scelto di identificarsi in un colore che potesse renderlo unico e non associabile a nessun partito. Una manifestazione che è cresciuta da sola sotto gli occhi increduli di quei pochi che l’avevano organizzata e che non avrebbero mai creduto che un’idea lanciata virtualmente on line avesse potuto concretizzarsi in un evento del genere.


Ecco di cosa parla Bandiera Viola, il terzo lavoro di Claudio Lazzaro che ha realizzato un documentario sul “No B Day” servendosi dei materiali messi a disposizione da quindici film-makers, selezionati e montati da Roberto Missiroli. Un prodotto un po’ troppo casereccio che bada al messaggio più che all’estetica, giustificandosi col fatto che non è pensato puramente per il mercato ma come veicolo di sensibilizzazione delle masse, come messaggio politico che alle volte finisce però per mitizzare troppo se stesso. Le modalità di distribuzione sono innovative, Lazzaro infatti in linea con la natura del Popolo viola, ha deciso che il film sarà proiettato nelle sale del circuito alternativo di amministrazioni comunali, circoli Anpi e Arci, dei cineclub e dei centri sociali a partire dal 26 settembre, non solo in Italia ma anche a Londra e Parigi. In più dopo il 2 ottobre sul sito bandieraviola.it sarà possibile scaricare gratuitamente il documentario e se si vuole versare un contributo volontario alla produzione (Nobu Production sta per “no budget”), allo stesso modo di alcune rock band come i Radiohead.


È un atmosfera da primo maggio, quella che si respira in questo “No B Day”, con tantissimi giovani che affollano Piazza San Giovanni e avanzano al ritmo di Hey ho let's go dei Ramones. Molti i personaggi famosi che salgono sul palco e danno il loro contributo: Fiorella Mannoia, Dario Fo e Franca Rame, Ascanio Celestini, Roberto Vecchioni; sono dure e dirette le parole di Margherità Hack, una delle donne e delle menti più brillanti d’Italia: «È una vergogna che una persona faccia lavorare il Parlamento per mesi e mesi, a cercare di fare delle leggi incostituzionali, perché la costituzione dice “La legge è uguale per tutti” non dice che la legge è uguale per tutti eccetto che per Silvio Berlusconi. Si vergogni!». Fra i manifestanti sbuca anche uno dei maestri della commedia all’italiana, l’onnipresente e indignato Mario Monicelli che non manca mai di sottolineare il suo dissenso nei confronti della classe dirigente. Ma la cosa più importante che Lazzaro cerca di mettere in evidenza è l’atmosfera festosa. Sebbene il Popolo viola sia l’espressione di un rigetto per un uomo e per un governo che si fa davvero fatica a sostenere, questi ragazzi fanno politica in maniera ironica, appassionata e divertente, trasformando la protesta in una sorta di sfilata carnevalesca in cui non mancano creatività e inventiva.


Un anno è passato e nulla è cambiato, o almeno così hanno detto. Il 2 ottobre si replica con il “No B Day 2”. Il Popolo viola si dice cresciuto, il contagio virale sembra essersi diffuso ed affermato di fatto con un sistema di sedi ramificate in buona parte del territorio nazionale. Si spera solo che non siano altre parole al vento, che la lotta sia concreta e non si basi solo su utopie ed echi sessantottini e girotondini, si spera che questi giovani che si dicono apartitici, ma in pratica filosinistroidi, riescano a rischiarare un futuro che rischia di diventare sempre più nero.


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